Rassegna storica del Risorgimento
BELFIORE ; MORI ATTILIO
anno
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1955
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pagina
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413
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La congiura di Belfiore nelle memorie inedite, ecc. 413
DalPesposto risulta che a Castellazzo viene attenuata la colpa dotte circo-stanze, e dal successivo eroismo. Credo per altro che un'azione eroica non valga a distruggere un'azione infame.
Per redimere la Patria e rifare i costumi corrotti dei cittadini ci vuole severità di giudizio ed inesorabilità coi trasgressori dei doveri. Se chi ha prevaricato merita compianto sia questo nel fondo dell'animo, ma come la legge deve essere, imparziale, giusta, pronta ed inesorabile, così deve essere il pubblico contegno che, {premia) i costumi incorrotti ed il fondamento della legislazione.
Se Castellazzo ha combattuto con valore ne godo per quel sentimento d'amicizia che in altro tempo a lui mi legava, e perchè son certo che avrà a sopportare più mite il rimorso ed il disprezzo.
Ora che credo di aver interamente soddisfatto con sincerità a quanto mi ha chiesto con di Lei pregiato foglio n. 22 ]P. A., passo con distintissima stima a firmarmi
Suo dev.
Gazzuolo II 29.11.1859 Ing. Attilio Morì.
Purtroppo nella lettera sono ribaditi a distanza di anni dalla stesura delle Memorie e nella recuperata libertà due errori sostanziali, dei quali fecero già giustizia la storia, la polemica del 1881 ed in forma definitiva le inesorabili risultanze degli Atti del processo restituiti dall'Austria. Castellazzo non fu mai bastonato né per costringerlo a decifrare il biglietto di Tazzoli, né dopo, nel 19, 20, 21 giugno, giorni nei quali egli collocò la sua confessione, come sostenne negli scritti difensivi del 1884 e come si trovò conferma negli atti del processo, confessione non estorta con le sevizie, ma spontanea e oscenamente patteggiata.
La confessione del Tazzoli è in data 26 giugno, perciò posteriore a quella del Castellazzo, come diremo meglio in seguito.
H Mori, nel 1860, fu capo ed anima del Comitato di Gazzuolo, tanto benemerito della causa italiana per l'invio di volontari ed armi a Garibaldi. Anno di gaudio e di esultanza per l'intemerato patriota, anno che doveva finire in uno strazio senza nome quando apprese la morte del suo figlio Temistocle, sbranato dai briganti borbonici nell'imboscata di Isernia. Garibaldi gli inviava la seguente lettera:
Signor Attilio Mori,
Sarò contento se potrò alleggerire il suo dolore annunciandoLe che il figlio suo è morto da valoroso per la redenzione d'Italia. So che Ella ha sofferto per la stessa causa, onde saprà sopportare con fortezza d'animo questo nuovo sacrificio.
Le stringo la mano
Garibaldi.
Quartier Generale di Caserta
5 Novembre 1860
Straziato dai dolori, anche per la morte della moglie, si spense a Gazzuolo nel 1864, a 54 anni, seguito nella stessa tomba pochi anni dopo come tributo estremo di affetto e di stima maturatasi negli eguali cimenti e nelle eguali sofferenze dal grande amico di congiura Carlo Marchi, uomo di antica virtù e di singolare ingegno.