Rassegna storica del Risorgimento
BELFIORE ; MORI ATTILIO
anno
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1955
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pagina
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414
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414 Albany Rezzaghi
Quando nel 1866, Mantova libera volle ricordare con un monumento eretto sulla piazza maggiore il martìrio ivi trasportando le ossa degli undici giustiziati a Belfiore e a S. Giorgio amò unirvi anche e soltanto il nome del Mori degno ospite della congiura .
A Joscphstadt il Mori scrisse i ricordi del suo patire ed il manoscritto che arrivò fino a noi era terminato nel 1854, quando al Mori, a 45 anni e nella pienezza delle sue forze, fisiche e morali, gli avvenimenti che si accingeva a narrare erano ancora recentissimi e vivi nella memoria. Ricordi perciò immediati, genuini, non manierati e scritti forse sotto la ferula della passione, ma sinceri, onesti anche ove la fonte per ricavare la verità può essere giudicata scarsa, incerta ed anche fallace.
Al Mori per esempio, è sfuggita la grandezza morale del Tazzoli, col quale ebbe assidui rapporti di congiura scanditi da numerosi incidenti, e da diversità di vedute fra due temperamenti essenzialmente diversi.
È certo che colle Memorie del Mori il grande dramma del Risorgimento consacratosi a Belfiore e nelle mude dell'Impero, torna sulla scena in un profilo, se non nuovo, ricco di fresca spontaneità.
Ci siamo accinti a porre in luce questa storia di dolore non col sadico piacere di trovarvi, come nella valle di Giosafat i reprobi e gli eletti, non per rovesciare posizioni storicamente acquisite ed invilire la memoria delle cose grandi, ma per la ricerca della verità, alla quale si deve tendere anche quando essa spiaccia, e per contribuire alla demolizione di quei presepi patriottici che tanto piacciono alle generazioni ignare ed ai retori sentimenti sempre dolenti di dover rinunciare alle leggende consacrate.
Ci siamo accinti a questa fatica e l'abbiamo portata a termine col senso della più viva pena e spesso, lungo la via, ci cadde la stanca mano dubitosi di commettere una cattiva azione e pensosi se non era più saggio lasciare scorrere per sempre il silenzio e non turbare più oltre il sonno dei morti.
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Attorno al Mori è unanime il riconoscimento delle sue eccelse qualità di cospiratore nato, fiero e indomito sia da parte dei compagni di carcere come Finzi, Pastro, Cavalletto, Castellazzo, ecc., che degli storici e ira essi primo il Luzio.
Egli passò sulla terra lasciando un'orma luminosa di onoratezza, di dignità, e di anima franca e sdegnosa, desiosa soltanto di indipendenza e di libertà. Per queste sue virtù onulamente riconosciute il Mori merita di essere attentamente seguito e studiato anche ove il sottile veleno propinatogli in carcere dal Castellazzo lo fa sviare dalla realtà e lo fa trascendere oltre il segno, formulando accuse che non reggono alla severa critica storica.
Non è possibile racchiudere nei limiti di una breve lettura la dettagliata vicenda del come la trama della congiura sia crollata pezzo per pezzo, come un castello di carta, dopo di aver espugnato i singoli inquisiti con tutte le armi, anche le più basse, vili, disonorevoli. La congiura rimase segreta per 14 mesi e cioè fino alla fortuita scoperta di una cartella mazziniana presso l'esattore Pesci di Castiglione delle Stivierc ed al susseguito arresto dì don Bosio che aprì la voragine delle delazioni col dare anche - spinte o sponte i primi accenni e schiarimenti sul famoso registro scritto in cifre numeriche, il fa-