Rassegna storica del Risorgimento
BELFIORE ; MORI ATTILIO
anno
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1955
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pagina
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415
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La congiura di Belfiore nelle memorie inedite, ecc. 415
tale libro come dice il Mori, posseduto dal Tazzolì. D Castellazzo arrestato circa quattro mesi dopo, diede il tracollo col decifrare il biglietto che il Tazzolì si illuse di poter fare recapitare a casa sua e scritto nelle stesse cifre del registro, che consisteva di pochi fogli in colonna.
Sa queste risultanze l'Auditore Kraus poteva senz'altro iniziare la lettura del documento, come un puzzle, e ricavarne indicazioni che unite a tutti gli altri elementi che gli arrivavano in forza deU*inquisizione lo mettevano in condizione di essere illuminato sufficientemente ancor prima del 14 giugno, giorno nel quale gli arrivò da Vienna la decifrazione ufficiale, scientifica che gli permise di vedere in tota la smisurata ampiezza della congiura.
Da quel momento il Castellazzo scese di viltà in viltà e una volta trascinato sullo sdrucciolo non si fermò più e rovinò fino in fondo, travolgendo tutti. Anche dalla narrazione del Mori balza all'evidenza questa diabolica opera di persuasione, di inganni, di malefici e quello andare e venire dal carcere del Castellazzo collaboratore scellerato nelle sue chiamate ad audiendurn verbum dell'Auditore, quel mangiare a suo agio fra una turba di affamati, quel sapere tutto di tutti, quel saluto ultimo di uomo liberato, ai compagni che partono per le fortezze ci destano il senso della più infrenabile avversione. Mai anima umana discese di gradino in gradino più in basso ! Contro il Taz-zoli in maggior grado si appuntano le mali arti del Castellazzo, sino alla più spudorata delle menzogne di essere stato da lui spinto a confessare dietro le sue ammissioni e ai suoi incitamenti.
Per fortuna la verità è ben altra e i due rappresentano espressioni esattamente antitetiche alle quali la storia ha dato il loro posto: all'uno la esecrazione, all'altro l'onore, la gloria. Come scrisse I. Cappa, appunto trattando del Castellazzo: E la fatale concatenazione di vergogna in vergogna che ha sempre posto i cospiratori al bivio. 0 tutto il martirio o tutta la infamia . Tazzoli ha colpe soltanto veniali, e prima fra tutte l'imprudenza costituzionale, come appare anche nello scritto del Mori, che lo conduceva a credere tutti gli altri come lui, l'assoluta fiducia sulla irreperibilità del registro e sua inviolabilità, l'aver abboccato all'amo quando gli si profferì di trasmettergli il fatale biglietto ed infine la confessione. Concepimento difettoso disse lo Speri, dannoso diciamo noi.
La candida anima di Tazzoli non era fatta per cospirare e molto meno per mentire, per negare l'evidenza delle cose, come è di rigore nel clima di una congiura. Egli viveva da anni, insofferente di indugi e cautele, in preda ad un nobile ma convulso patriottismo... C'est beau mais ce iCest pas la ... conspiration! La dedizione del capo, abilmente diffusa ira le carceri dal Kraus e dai suoi satelliti e dal Castellazzo fu sfruttata fino alle estreme conseguenze e portò frutti di cenere e tosco perchè non tutti gli inquisiti e fra essi il Mori credettero che la confessione fosse dettata da generosi intenti et deinde e con anima di intransigenti cospiratori e di Minossi non menarono buono alcun movente per giustificare quella debolezza sulla quale ebbe buon gioco il satanico Kraus che per indurre a rivelazioni soleva presentare or l'uno or l'altro degli inquisiti come delatori fomentando cosi diffidenze, in un ambiente molto torbido di sospetti, e spingendo gli uni contro gli altri affinchè tutti insieme si perdessero.
Tazzoli gettò la sua confessione e se stesso nella voragine aperta dal suo registro e dalle confessioni di undici compagni, che l'avevano preceduto, ma