Rassegna storica del Risorgimento

BELFIORE ; MORI ATTILIO
anno <1955>   pagina <416>
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416 Albany Rezzaghi
da allora in poi fino al martìrio la sua condotta fu di tale abbagliante bellezza da rapirci e tutti i suoi scritti dal carcere e la sua morte eroica sono lì ad at­testarla, mentre l'altro, delatore e impune, porterà la sua infamia per le vie della città, odiato e sprezzato da tutti.
Tutto questo dramma occupa il libro del Mori ohe fa rivivere quel tempo nei più. minuti dettagli nei tormenti della vita di prigionia e nello spasimo che ritorna sempre come un leit-motiv per la famiglia lontana, abbando­nata, forse perduta per sempre...
attorno alle maggiori figure le altre di secondo piano Fermclli, Zanuc-chi, Ghiroldi, il morente dr. Maggi, Pastro, Vergaui, i giovanetti Fantolini e Arrighi, ecc., ed ancora i governatori, gli auditori, i poliziotti, il birro Casati e i suoi sgherri, i Profos, tutta l'Austria co' suoi arnesi, colle sue prigioni di morte e colle sue ferocie, tutta l'Austria che tormenta gli inquisiti con la fame, colle catene, colla tortura morale degli interrogatori diurni e notturni, rivive in queste pagine disadorne, ma scritte con concitazione spesso drammatica e scintillanti di una italianità intrepida e pertinace.
Giudicarle sotto l'aspetto letterario sarebbe una pedanteria irriverente. H lettore è posto a faccia a faccia con un'anima inflessibile nel culto dell'onore, impetuosa e candida insieme, pronta alle umane indulgenze e fiera nelle ribel­lioni e con un cuore generoso e un temperamento accensibile ed esuberante.
Tutto il manoscritto è percorso da una grande angoscia e quel che più ci prende l'anima è il problema psicologico.
Inquisitori e inquisiti stanno di fronte: una vecchia devozione e una idea nuova si combattono in duello disperato. Chi ha il diritto di vincere ? Chi pensava di vivere rettamente ?
A questo punto vien fatto di domandare perchè l'autobiografia piena di passione e di risentimenti irosi e selvatici non sia uscita alla luce prima d'ora, ma la risposta è facile ed evidente. Il Morì si spense prima della libera­zione della sua città, tutto racchiuso nei suoi dolori e nei suoi scoramenti e il suo scritto giacque affidato alla custodia di un suo degno erede che continuava l'azione paterna nei campi di battaglia. Nel 1866 prima per effetto del giuri d'onore di Condino e poi nel 1884 al tempo della polemica più volte citata non era prudente intervenire in un ambiente permeato da solidarietà settarie. A Mantova i più grandi corifei del garibaldinismo, del mazzinianesimo e della Massoneria sostenevano a spada tratta tmgtdbus et rostris il Castel-lazzo, negandone le colpe. Ma c'era altro ancora: chi avrebbe osato riporre in discussione una figura recinta dall'aureola del martirio ed un'altra ancora viva, il Fernelli, che esce sminuito nel racconto del Mori ?
Per tutte queste buone e prudenziali ragioni non si credette di interlo­quire e poi il tempo edace fece il resto fino ad ora.
Gli Italiani attendono ancora la loro storia del Risorgimento. Storia ohe non sia sfogo di polemica repubblicana, regia, massonicaclericale, che non sia elogio né requisitoria, che non ricordi idoli da adorare come incarnazione di verità assoluta, che non presenti le vicende del passato, fratto di passione o di martirio, come un idillio pastorale e i protagonisti come tante figure con­venzionali, ma una storia di realtà, ohe presenti gli eroi come uomini, coi loro vizi, colle loro virtù, coi loro contrasti nei fini e nei mezzi, nell'aspra lotta ira il bene e il male e sotto la ferrea legge storica che dà vittoriosi solo i popoli sulle cui bandiere splende la luce d'una causa morale ed ideale.