Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno <1955>   pagina <418>
immagine non disponibile

LA POLITICA DI FERDINANDO II DI BORBONE DURANTE LA RIVOLUZIONE DEL 1848 NEL REGNO
DELLE DUE SICILIE
Gli episodi della redenzione nazionale, nelle provinole dell'alta e media Italia, sono stati continuamente studiati in tutti i loro particolari, non così per le provincie del Mezzogiorno, che pure hanno dato alla santa causa nazio­nale un contributo tanto notevole, di sangue, di sacrifici e di patimenti.
Fino a quando anche per queste provincie non saranno stati compiuti uguali studi, resterà vana la speranza di una storia del nostro Risorgimento. L'oggetto di questo lavoro assurge a particolare importanza, in quanto rap­presenta uno dei punti controversi più salienti e psicologicamente più delicati del nostro Risorgimento meridionale.
La colpa degli avvenimenti che determinarono i sanguinosi conflitti avvenuti in Napoli il 15 maggio 1848, le cause che fomentarono i moti del Cilento, di Calabria e di Sicilia, la successiva repressione di essi, hanno dato luogo alle più svariate interpretazioni, da parte degli storici e dei contem­poranei.
È strettamente imprescindibile dall'ordine di una logica storica, obbiet­tiva e spassionata la necessità di tenere presenti le condizioni politiche ed i fatti, che precedettero e seguirono in Europa, ed in Italia particolarmente, i sanguinosi avvenimenti e che indubbiamente influirono, in modo decisivo sull'indirizzo della successiva politica del regno delle Due Sicilie.
In tal modo soltanto, risalendo dai fatti alle cause che li produssero, po­trà stabilirsi la verità circa i pensieri che agitarono profondamente l'animo esacerbato di Ferdinando II, e che, in conseguenza determinarono in lui, la convinzione spietatamente reazionaria cui ispirò poi la sua opera di governo fino alla morte.
Nei principi del 1848, l'Europa, già profondamente agitata dallo intenso lavoro delle sette, era pervasa da una decisa tendenza rivoluzionaria deter­minata dagli imperfetti sistemi di Governo, in antitesi con l'evoluzione dei popoli, in continuo progresso. Essa aspirava perciò, fortemente, a scuotere l'assolutismo già vacillante e ad ottenere concrete riforme liberali, adeguate al progresso civile e morale delle sue Nazioni. Il sentimento liberale predomi­nava ovunque le masse colte, e faceva sì che si moltiplicassero fin nei pic­colissimi centri di provincia nuclei di attività rivoluzionaria.
I tempi però non erano maturi, era necessario che il succedersi dei moti sviluppasse e coordinasse sempre maggiormente Fazione, ampliandola, e che eventi politici di notevole momento scuotendo i tiepidi e gli indecisi li spin­gessero a schierarsi accanto ai vecchi patrioti servendo di base ad un più vasto e dinamico movimento.
In Italia, i moti scoppiati nel 1820 e 1821, in Piemonte e nel regno di Napoli avevano conseguiti successi non insignificanti nei principi dei fatti, ottenendo, nei due Stati, la concessione di garenzie costituzionali. Le succes­sive rivolte del 1828, del 1831, del 1841 e del 1844, noi Cilento, nel ducato di Modena, negli Abruzzi ed in Calabria ebbero limitato raggio di azione e carat-