Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno <1955>   pagina <419>
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La politica di Ferdinando II di Borbone, ecc. 419
tere strettamente locale. Gli avvenimenti del 1848 in Francia ed in Austria, determinarono invece notevoli ripercussioni rivoluzionarie in Lombardia, in Toscana e nel regno di Napoli, tendenti a scacciare lo straniero e ad unificare la penisola. Anche traesti moti, per quanto di notevole importanza, mancaro­no di simultaneità, di collegamento, di indirizzo e di comando, onde furono, come i precedenti, soffocati nel sangue.
Si rendeva indispensabile che, in appoggio alle insurrezioni, si fossero verificate eccezionali circostanze politiche in dipendenza di vittorie belliche, alle quali collegare i movimenti dei liberali, organizzandoli senza soluzione di continuità e con direzione unica, pienamente in grado di valutare la portata politica degli eventi, per ispirare strettamente ad essi l'azione delle masse insurrezionali.
Passerò ora in attenta e scrupolosa rassegna critica, le cause, le circo­stanze e gli episodi avvenuti nel regno di Napoli, in base ai quali sarà possi­bile ricostruire la precisa e definitiva verità storica degli avvenimenti, per desumerne le responsabilità da essi dipendenti. La buona fede di un Re, che si era lungamente servito come ministro di polizia di Francesco Saverio del Carretto, doveva necessariamente destare sospetto nell'animo dei liberali, che ricordavano dolorosamente la sanguinosa repressione della rivolta del Cilento, in provincia di Salerno, nel 1828, la distruzione di Bosco, paesello del distretto di Vallo, bombardato, arso e raso al suolo ad opera del generale, il supplizio del dotto e venerando canonico De Luca, già deputato alla prima Camera del 1820, e le numerose condanne capitali ed all'ergastolo, pronun­ziate dalle commissioni militari, formate dallo stesso del Carretto, che per questi eccezionali meriti, conseguiva la promozione a maresciallo di campo, il titolo di marchese e, più tardi, l'alto seggio di ministro della Polizia.
I liberali, però, scossi ma non domi dalle feroci esecuzioni capitali, che, per maggiormente impressionare le popolazioni, venivano eseguite col terzo grado di pubblico esempio, ripetevano in segreto il verso virgi­liano che l'infelice canonico De Luca pronunziò prima di essere fucilato: Exoriare aliqids nostris ex ossibus ultor, apparecchiandosi animosamente alla riscossa.
Tanto sangue, sì lunghe e dure sofferenze, non potevano obliarsi dai pa­trioti, per il solo fatto che il novello Tito aveva inaugurato il suo Regno con la concessione di amnistie ai liberali condannati per reati politici e provveduto allo scoppiare dei primi moti, a licenziare il ministro esecrato, proscrivendolo dal Regno ed attuando un'apparente politica di concessioni liberali. Troppo avevano influito sulle sue decisioni il peso degli eventi, e specialmente l'at­teggiamento del Pontefice, per potergli riconoscere il merito di una spontanea iniziativa..
Sollevatasi Palermo il 12 gennaio 1848, il Cilento si offriva spontaneo ad innalzare nuovamente il vessillo della rivolta, ritentando la prova fallita nel 1828 ai Filadelfi. H moto veniva poi sospeso per la promessa costituzione da parte del Sovrano, tempestivamente informato dai suoi diplomatici del note­vole fermento onde erano pervasi gli Stati di Europa.
Scoppiava intanto la rivoluzione a Vienna; sbalzato dal suo alto seg­gio il Cancelliere, principe di Mettermeli, feroce propugnatore del più. rigido assolutismo, lo si costringeva a fuggire sotto mentito nome, ed a riparare dopo drammatiche vicende a Londra, mentre la Francia già insorta, a sua volta,