Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno <1955>   pagina <421>
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La politica di Ferdinando II di Borbone, ecc. 421
altri impersonavano un sistematico spirito di rivolta, od agivano per esclu­sivi fini personali, aspirando ad un nuovo ordine di cose, unicamente por pro­curarsi una carica od un impiego. Questi insurrezionali, eccitati dai deputati repubblicani e liberati, si unirono ad elementi torbidi, agli scontenti ed alla plebaglia, che naturalmente si iscrive a tutte le dimostrazioni di piazza, ed iniziarono la costruzione delle barricate.
Apertasi la seduta della Camera, ebbe principio la discussione sulla for­mula del giuramento, circoscritta alla pura osservanza dello Statuto del 10 febbraio, in aperta contraddizione con il programma ministeriale del 30 aprile successivo, che consentiva invece al Parlamento la facoltà di svolgerlo. Men­tre erano in corso le trattative tra la Camera, i ministri ed il Re per la modifica della detta formula, fu ripresa la costruzione delle barricate, si disse, per im­pressionare maggiormente il Sovrano ed affrettare la sua accettazione inte­grale del punto di vista espresso dai deputati, in ordine alla formula stessa.
Intervenuto l'accordo tra la Camera e il Re, circa la necessità di studiare la modifica di tale formula, mancava il motivo plausibile per ingaggiare una lotta fratricida con la truppa, che guardava pacificamente a distanza le bar­ricate.
Il Re, che aveva lasciato troppo correre le cose e ritirato anche una parte nei soldati che presidiavano i punti strategici della città, promettendo che essi sarebbero rientrati interamente nelle proprie caserme, qualora si fossero di­sfatte le barricate; appena informato che i liberali avevano aperto il fuoco con­tro le truppe, divenne furibondo e diede tassativi ordini ai generali Ischitella, Carrascosa e Nunziante, di tutelare ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, Por-dine pubblico.
E storicamente accertato che il primo colpo di fuoco, partisse dalle bar­ricate, si affermò da qualcuno per mero caso. A questa versione, si trovò da obiettare, che un colpo partito accidentalmente, non spiega a sufficienza il fuoco simultaneo, violento di tutti gli insurrezionali che occupavano la barri­cata; anche perchè essendosi detto, che il colpo fosse partito dal fucile di un tale, che annoiato dalla lunga attesa inoperosa, aveva distrattamente sbat­tuto il calcio della sua arma a terra, provocandone l'accidentale, involontaria esplosione. È da ritenersi, pertanto, che il proiettile diretto in alto e non contro la truppa non poteva provocare il fuoco di risposta da parte di questa.
Circa le cause, che logicamente determinarono il conflitto, è da ritenersi invece, che la promiscuità dell'elemento di cui componevansi le masse insur­rezionali poste a difesa delle barricate, il fermento che regnava ovunque so­vrano, l'eccitamento generale, la disparità degli obbiettivi che volevansi rag­giungere ad ogni costo e con mezzi estremi, l'irresponsabilità di molti, ohe non erano in grado di valutare la portata di un atto di provocazione tanto grave e di altri che tendevano ad affrettare gli eventi per ottenere la cacciata dei Bor­boni e conseguire una più rapida e conclusiva risoluzione degli avvenimenti in corso nella penisola per la unificazione di essa; fossero i motivi, che isolata* mente od insieme, concorsero all'inizio della tragica lotta. A sostegno di que­sta tesi sta il fatto, che i primi feriti si ebbero tra i militari. Iniziatasi la lotta, jj cannone entrò tosto in azione e le barricate sfondate ed assaltate, vennero demolite dalle colonne svizzere, che trascesero all'eccidio di numerosi inno­centi e ad eccessi nefandi.