Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
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1955
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422
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422 Alfredo Ricci
La Camera, costituitasi nel pomeriggio in comitato permanente, detto di sicurezza, sotto la presidenza del vecchio colonnello Tupputi, che accettò la carica a seguito di vivissime pressioni da parte dei deputati moderati, per evitare ulteriori sciagure, venne, con il cadere del giorno, per ordine del generale Nunziante, invitata a sciogliersi dalla gendarmeria.
Sedata la rivolta, la plebaglia incominciò il saccheggio delle case patrizie, rinnovando i feroci episodi delle orde sanfediste del 1799. Penetravano i popolani a viva forza nei palazzi con alte grida, depredavano e devastavano ogni cosa, spesso fra sinistri bagliori di incendi. Tali orrori durarono tutte la notte. La mattina del 16, finalmente, per l'intervento dell'ambasciatore francese, si ottenne di far ristabilire l'ordine. L'ammiraglio Baudin, comandante la squadra francese, accorso da Castellammare di Stabia sin dal 9 maggio, dette ricovero non solo ai suoi connazionali, ma anche a moltissimi cittadini e patrioti napoletani.
L'elenco delle vittime, pubblicato dal Governo, fu di 132, evidentemente ridotte a sì modesta cifra per non impressionare il popolo. In effetti, gli uccisi furono oltre 400, fra cui 19 ufficiali e molti soldati. I feriti furono innumerevoli, gli ospitati in luoghi di cura, ascesero a 300, dei quali soccombettero 73, altri e non pochi, furono curati di nascosto, perchè compromessi negli avvenimenti.
E da notare, che in premio ai vincitori della sanguinosa giornata, vennero assegnate numerose decorazioni. Due ufficiali di artiglieria, Guglielmo De Sauget e Federico Bellelli, ebbero però il coraggio di rifiutarle, dichiarando al loro colonnello, che non accetterebbero giammai decorazioni per avere dolorosamente compiuto il loro dovere militare contro i propri concittadini.
Il Governo, attenuando i fatti, per tenere tranquille le popolazioni, con telegramma circolare comunicava: Le Camere Legislative non hanno potuto aprirsi questa mattina, per causa di una fatale collisione tra la guardia nazionale contro le Reali milizie. Adesso che sono le ore 24, la calma è perfettamente ristabilita e con apposito decreto verrà tra breve assegnato altro giorno per la apertura delle Camere stesse, provvisoriamente differita .
Con Decreto Reale 24 maggio, il Governo convocò nuovamente i comizi elettorali per il 15 giugno e le Camere per il 1 luglio successivo.
I liberali più temperati e più autorevoli, come Poerio, Avossa, Conforti, Settembrini, Massari ed altri, dissentivano altamente dal disegno di nuove insurrezioni e sostenevano si dovesse confidare nell'opera del Parlamento. Sembrava al Poerio, e cosi anche alla massima parte dei deputati napoletani, che dopo tale riconvocazione, fosse venuta meno la riserva di riunire altrove il Parlamento, come si era da prima stabilito, e che il ricorrere alla forza brutale, come unico mezzo di salute, significasse mettere a repentaglio l'avvenire del paese ed esporre le sorti della Patria al triste giuoco della guerra civile. Essi si adoperavano a frenare gli eccessi degli esaltati che opinavano dovesse continuarsi il sistema delle insurrezioni; sistema che purtroppo diede occasione ai nuovi moti del Cilento e di Calabria ed alle feroci repressioni, che concorsero poi, a favorire l'attuazione della politica reazionaria di Ferdinando.
Riuscito vano il tentativo di fare insorgere la Lucania, per il predominio in essa dell'elemento liberale moderato, che giustamente rintuzzando i proponimenti del Maffci e del Brienza, riteneva inopportuno l'inizio di nuovi sol-1 cvamenti, riuscì impossibile collegare il movimento degli insorti cilentani