Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
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1955
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423
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La politica di Ferdinando II di Borbone, ecc. 423
alla Calabria, attraverso il distretto di Sala Consiuna, e quindi di impedire alla colonna del generale Lanza, che a grandi giornate avanzava per la Via consolare, la occupazione strategica di Campo Tenese, ed il successivo collegamento con le truppe del generale Busacca, già vittorioso a Cassano ed a Castrovillari sugli insurrezionali guidati dal piemontese gen. Ribotty, sbarcato a Paola, assieme ad un contingente di 500 siciliani, al Peti-uccelli della Gattina ed a Costalgie Carducci. I pochi siciliani scampati, si imbarcarono poi sulla spiaggia calabra, diretti a Corro, ma sorpresi dalla fregata napoletana. Lo Stromboli, vennero catturati e condotti a Napoli, carichi di catene, per essere seppelliti nei vari ergastoli del Regno.
Una tragica fine attendeva Costabile Carducci, che aveva nel gennaio precedente guidata l'insurrezione del Cilento e poscia nominato colonnello della Guardia nazionale, era stato anche eletto deputato per Salerno. Caldo animatore degli insurrezionali che difendevano le barricate, accorse in Sicilia, col Petruccelli della Gattina e sbarcò a Paola con la spedizione del generale Ribotty, prendendo parte ai fatti d'armi già accennati, quale comandante la 4a brigata. Dispersi, dopo alcuni successi iniziali, gli insorti posti sotto il suo comando, egli si diresse con pochi animosi alla marina di Praia, ove, noleggiata una barca, si riprometteva di approdare sulla costa cilentana per riaccendervi la fiaccola della rivolta. Sorpreso da una spaventosa tempesta e co-stretto a sbarcare sulla spiaggia di Acquafredda, frazione di Maratea, mentre pacificamente riposava con i pochi compagni che lo avevano seguito, attendendo la bonaccia per riprendere il viaggio, fu assalito dalle guardie doganali della brigata locale, rinforzate da numerosi borbonici riuniti in fretta dal vecchio prete sanfedista, Vincenzo Peluso di Sapri, amico personale del re Ferdinando, che trovandosi nella sua villa denominata Babilonia, aveva assistito al fortunoso sbarco del Carducci, e ravvisatolo, pensò di ingraziarsi maggiormente ranimo del sovrano catturandolo.
D Peluso, ordito il diabolico piano di attacco dei poveri naufraghi, d'accordo con il brigadiere delle guardie doganali, Salvatore Miggiani, li fece attaccare dai suoi sgherri, che dall'alto scaricarono ripetutamente i loro fucili contro i miseri sbarcati, mentre questi imploravano pietà con alte grida, agitando pezzuole bianche in segno di resa. Restò ucciso un tal Saverio Laino e ferito fravemente ad un braccio il Carducci, che, condotto avanti al Peluso, fu da questi aspramente rampognato per la sua costante avversione ai Borboni, e quindi, col pretesto di doverlo far tradurre a Lagonegro, a disposizione di quel sottointendente, lo avviò, scortato da una turba di scherani, per l'alpestre mulattiera che mena a Trecchina, lungo la quale, in località Fontana della Spina, l'infelice colonnello venne assassinato. U cadavere del Carducci fu rinvenuto alcuni giorni dopo da una pastorella, semi putrefatto.
Scoppiarono quindi i nuovi moti di Sicilia, egualmente domati dalle truppe del generale Filangieri, con orrori e notevole effusione di sangue, in gran parte giustificati dalle atrocità commesso dai Siciliani sui prigionieri di guerra. Si chiudeva cosi il sanguinoso periodo delle sollevazioni liberali nel regno delle Due Sicilie, che caratterizzarono Panno 1848.
Alla necessaria esposizione degli avvenimenti, occorre ora far seguire una obbiettiva e spassionata disamina psicologica, dei sentimenti e dei pensieri che in dipendenza dei fatti narrati, agitarono violentemente l'animo del sovrano durante la sanguinosa giornata del 15 maggio, esacerbandolo an-