Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno <1955>   pagina <424>
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424 Alfredo Ricci
cora di più nei mesi successivi, per i nuovi moti, fino a determinare in lui crucila incertezza, che favorì poi il consolidamento della sua politica reazionaria, tendente all'immediato ristabilimento dell'ordine pubblico nel Regno, anche a costo di provvedimenti sanguinosi e di atti di vera e propria tirannia. L'ec­cessiva libertà di azione e di stampa accordata dal Re e dal ministro dello Interno, in pendenza delle concessioni liberali, ed il difetto di un piano pre­stabilito fra il Sovrano, il suo Gabinetto ed il potere esecutivo, per evitare qualsiasi occasione di dissenso con i deputati, all'atto dell'apertura della Ca­mera, specialmente in relazione alla formula del giuramento; il non avere tutelata a tempo ed energicamente l'ordine pubblico, impedendo che le masse degli insurrezionali raggiungessero Napoli; il non aver dato tempestivi ordini alle autorità politiche delle varie provincie in tal senso, furono le cause che concorsero ad aumentare il disordine che già regnava sovrano in Napoli. L'eccitamento degli esaltati, dei radicali e dei repubblicani ed il timore che prevalesse il pensiero del Re, tendente a limitare la facoltà della Camera, in ordine allo svolgimento dello Statuto, decise la costruzione delle barricate, nell'idea di ripetere a Napoli i fasti delle gloriose cinque giornate di Milano.
E puerile ed inammissibile l'insinuazione, che Ferdinando, nelle condi­zioni di generale disordine in cui si trovava il regno ed in ispecial modo Napoli, mentre in Italia erano in corso avvenimenti di notevole importanza bellica e politica, avesse favorita l'occasione del sanguinoso conflitto che funesto la storica giornata, per giustificare poi il graduale ritiro delle garanzie costi­tuzionali.
Il Sovrano, era tanto lontano dal concepire un simile pensiero, che men­tre tentava un modus vivendi con la Camera, attraverso varie conferenze con suoi delegati, aveva disposto il parziale ritiro delle truppe, per dare la prova palmare delle sue pacifiche intenzioni. Egli, inoltre, fece invitare i capi libe­rali a disfare le barricate, obbligandosi di far rientrare immediatamente nelle caserme tutti i soldati, che erano stati dislocati nei vari punti strategici della città. Raggiunto l'accordo tra il Re e la Camera, circa la modifica della for­mula del giuramento, che sarebbe stata oggetto di nuovo studio, quale ra­gione poteva sussistere per non demolire le barricate ? Quale altro motivo, se non la pazzia estremista, l'isterismo liberale, come bene afferma il Mon­dami, poteva consigliare l'inizio del fuoco contro la truppa, determinando una lotta fratricida ?
Si spiega quindi, perfettamente, la legittima reazione militare, degenerata in eccessi sanguinosi e nefandi, ad opera degli Svizzeri, eccessi, che per storico equilibrio, non possono imputarsi al Sovrano. I ministri ed il Re, ebbero la colpa di non aver tutelato tempestivamente e con energia l'ordine pubblico, nei giorni che precedettero la convocazione della Camera, vietando l'arrivo in Napoli delle masse insurrezionali che giungevano dalle provincie e dei più. accesi ed esaltati patrioti, come ho già accennato.
La costituzione non venne allora soppressa e la Camera fu semplicemen­te invitata a sciogliersi, quando ad opera dei repubblicani e dei radicali, si era costituito in Comitato permanente di sicurezza.
È però da opinare, che i fatti del 15 maggio, avessero talmente scosso ed esacerbato l'animo del Re, da far già sorgere in lui il pensiero di ritirare le concesse riforme. La mentalità di Ferdinando, abituata, quale Re assoluto, a dare disposizioni ai suoi ministri, non riteneva forse anche in buona fede,