Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno <1955>   pagina <425>
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La politica di Ferdinando li di Borbone, ecc. 425
compatibile con la dignità reale, discendere a discussioni con casi. I continui, repentini cambiamenti avventiti nel Gabinetto, oltre cbc giustificati dalle difficili condizioni politiche in cui il regno si agitava, dimostravano chiara­mente, che il Re cercava uomini che eseguissero in completa passività i suoi ordini, senza affatto discuterli, il che era assolutamente incompatibile con la nuova mentalità degli uomini chiamati al governo e con quella, evoluta ed indipendente, dei Deputati liberali. La politica del Regno, doveva perciò necessariamente subire l'influenza determinata dal complesso degli avveni­menti bellici e dei moti ancora in corso nella penisola.
Debellate le truppe del generale Durando a Vicenza, operatasi felicemen­te la congiunzione dell'esercito che arrivava dall'Austria, al comando del ge­nerale Nugcnt, con quello del maresciallo Radetzfcy, accampato nel quadri­latero, disfatti a Curtatone ed a Montanara i valorosi Toscani, all'attivo dei Piemontesi che non agirono tempestivamente contro il vecchio maresciallo, costringendolo ad accettar battaglia prima che giungessero i cennati rinforzi, non restavano che la conquista di Peschiera e la vittoria di Goito; successi d'importanza assai relativa ai fini di una decisiva risoluzione della guerra a loro favore.
Assunto il comando generale delle truppe austriache operanti in Italia, il Radetzky iniziava tosto la sua poderosa manovra controffensiva. Le previ­sioni generali sulla fine della guerra, ancora dubbie, non consentivano conclu­sioni certe, onde l'animo di Ferdinando era perplesso ed indeciso sulla poli­tica da seguire. Esagitato dalle notizie contraddittorie sulla rivolta siciliana, e più ancora sulla possibilità di movimenti nel regno a carattere repubblicano, incominciò lentamente a modificare l'indirizzo della sua politica, ritornando alla forma di regime assoluto, unico sistema di Governo gradito al cuore dei Borboni, ed il solo compatibile con la loro irreducibile mentalità.
A tale decisione, concorse principalmente la mutata politica del Papa e la pressione austriaca, che a seguito degli eccessi rivoluzionari avvenuti e di quelli in corso di evoluzione nel regno di Napoli, consigliavano vivamente Ferdinando, di adottare un'energica politica, suscettibile d'imporsi al propa­garsi dei moti, incutendo nelle popolazioni l'obbedienza col terrore. Persuaso dall'esempio del Pontefice e dall'incalzare degli avvenimenti guerreschi, favo­revoli all'Austria, il Re comandava all'esercito napoletano accampato sul Po, agli ordini del generale Pepe di rientrare nel Regno, sotto lo specioso pre­testo, che i moti di Sicilia reclamavano l'immediata presenza di numerose truppe per il mantenimento dell'ordine pubblico. Ingiungeva anche al Pepe di cedere il comando al generale Statella, di provata fede borbonica. E noto come il prode generale, in luogo di obbedire a tale ordine, accorresse da An­cona, con pochi fidi, alla difesa di Venezia, coprendosi di gloria.
Se Ferdinando fosse stato dotato di un maturo e lungimirante senso poli­tico, avrebbe indubbiamente salvata, con ogni mezzo, la costituzione, affer­mando coraggiosamente in faccia all'Europa, che teneva bene aperti gli occhi sugli avvenimenti italiani, la sua lealtà di monarca e dissipando così la taccia di spergiuro, che pesava vergognosamente sulla sua dinastia, fin dal 1820, ricordando ai vecchi liberali: l'invasione austriaca a sostegno della restaura­zione del regime assoluto di Ferdinando I, l'istituzione della frusta ad opera del principe di Canossa, la feroce repressione che tenne dietro allo scioglimento della prima camera legislativa, e la interminabile era di patimenti e di con-