Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno <1955>   pagina <426>
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426 Alfredo Ricci
danne, culminata nel processone di Monteforte, ed in altri minori, che deso­larono il regno, per morti, esili e prigionie.
Una politica ferma, ma leale di re costituzionale, in luogo di quella spie­tatamente reazionaria da Ini inaugurata, con meschina comprensione degli eventi in corso, Io avrebbe scagionato senz'altro dalla taccia di tiranno e di bombardatore, che gli derivava, quest'ultima, per l'energica repressione dei moti di Sicilia. La tal modo sarebbe apparsa limpida la sua sincerità, nel man­tenere, ad onta degli avvenimenti, la giurata costituzione, pure avendo do­vuto adottare mezzi straordinari per il ristabilimento dell'ordine pubblico. Ferdinando, in tal modo, avrebbe chiaramente documentata, in faccia alle potenze europee ed ai liberali moderati, che costituivano la granae maggio­ranza del regno, la sua indipendenza polìtica dalle direttive austriache, troppo note ed esecrate dai patrioti.
L'afférmazione di una politica sinceramente costituzionale, forse, avrebbe potuto anche dargli occasione di mettersi alla testa del liberalismo nazionale, e quindi del movimento per l'unificazione della penisola; principio forte­mente sentito da tutti i patrioti e specialmente dalle masse giovanili. Il note­vole progresso degli avvenimenti e delle idee in Europa, le generali tendenze della parte più evoluta del Regno, che propendeva per un Governo monarchi­co costituzionale, dovevano consigliare al Re il necessario, imprescindibile mutamento della vecchia politica, oramai superata dagli eventi e quindi in­compatibile col progresso morale ed intellettuale dei popoli che governava. Si imponeva perciò un'adeguata considerazione delle aspirazioni nazionaliste, dipendenti dalla generalizzazione delle idee nuove, a carattere fortemente patriottico, che alimentavano naturalmente nei giovani e nelle masse colte, violenti propositi di reazione, tendenti a raggiungere ad ogni costo, il consoli­damento delle garanzie costituzionali, come prima tappa del movimento per l'unificazione della penisola.
Maturato il nuovo programma di severa reazione, a seguito delle sconfitte piemontesi, che ridavano all'Austria un notevole predominio politico nella penisola, Ferdinando decise la soppressione della Camera, ritirando la giurata costituzione. Con tali provvedimenti, egli affermò pubblicamente in faccia all'Europa ed ai liberali, il suo pensiero nettamente contrario alle generali aspirazioni del Regno, decretando fin d'allora, la fine ignominiosa della sua dinastia, ad onta delle eccezionali misure di repressione, che non ebbero altro merito, se non quello di affrettare il crollo del suo già cadente trono. Il sovra­no ricopiando l'errato indirizzo politico dell'avo spergiuro, spalancò nuova­mente ergastoli e prigioni; furono create giunte di scrutinio per la classifica­zione dei reati politici,, commissioni e eorti speciali, giunte di scrutinio per i magistrati, allo scopo di scegliere i più severi ed i più fedeli ai Borboni, inau­gurando ima nuova tremenda era di patimenti e di lagrime. Imprigionati mol­ti uomini illustri e dannati agli ergastoli delle isole partenopee e siciliane, essi venivano costretti a vivere fra ladri, falsari ed assassini; tali eccessi desola­rono il Regno fino alla morte del tiranno. In conclusione la politica di Ferdi­nando fa strettamente ispirata agli avvenimenti, e quindi, senza dubbio, opportunista.
Liberaleggiante, fino a che gli eventi favorirono i moti insurrezionali, ri­tornò assolutista e spietatamente reazionaria, appena le cose mutarono fac­cia. Egli seguì supinamente le direttive austriache e quelle del Papa, al di fuori