Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno <1955>   pagina <441>
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LIBERALISMO E DEMOCRAZIA DI FRONTE ALL'AVVENTO DEL MOVIMENTO CATTOLICO I
(DALLA CRISI DEL 1898 ALL'AVVENTO DELL'ETÀ GIOLITTIANA)
1898: anno decisivo nei rapporti fra Stato e Chiesa in Italia. La crisi politica nata dalle agitazioni socialiste denuncia le contraddizioni del libe­ralismo italiano e la sua insufficienza a fronteggiare i pericoli della trasfor­mazione sociale senza l'appoggio e l'aiuto dei ceti clericomoderati* Col mi­nistero Rudinì-Zanardelli fallisce l'ultimo tentativo di affrontare contem­poraneamente le due Estreme, socialisti e clericali, di combattere in nome dello Stato risorgimentale, della mistica unitaria, del paese legale le forze che si richiamano al paese reale, alle masse assenti od estranee al processo nazionale, a tutti gli strati che non hanno condiviso la passione dell'indi­pendenza e della libertà.
La stessa lotta ad oltranza contro il movimento cattolico non dura più di un mese: cominciata coi moti di Milano, con l'arresto di don Albertario, con la soppressione dell'Osservatore cattolico, continuata per tutto il maggio del '98 con la chiusura delle sezioni dell' Opera dei Congressi, di gran parte dei centri mutualistici e assistenziali, delle casse rurali e delle banche di prestito, con la soppressione dei giornali, il divieto della propaganda, lo smembramento dell'organizzazione, ai primi del giugno '98 accenna già a finire, senza lasciare tracce particolarmente profonde né di principio né di metodo. Dai settori più diversi del paese, dai gruppi più lontani della Chiesa, si avvertono i segni di una distensione; il Gabinetto Rudi ni è caduto alla fine di maggio per il veto del Ministro degli Esteri Visconti Venosta alla persecuzione contro l'Arcivescovo di Milano; il connubio fra moderati e radicali (l'ultima incarnazione del trasformismo) si è infranto per la preoc­cupazione dominante nei primi a non urtare troppo le suscettibilità dei cat­tolici, a non precludersi definitivamente la via a quelle alleanze elettorali amministrative che avevano già fatto buona prova a Milano, a Roma, a Napoli.
Gli organi delle consorterie moderate avvertono che non si possono porre sullo stesso piano socialisti e cattolici; gli stessi giornali che si ispirano alla tradizione della Destra, come il Corriere della Sera, scrivono apertis verbis che la minaccia sociale all'unità è ben più grave che non quella religiosa; grandi organi di informazione, come il Mattino di Napoli, plaudono alla decisa e vigorosa reazione cattolica; gli stessi fogli rappresentativi della tra­dizione ricasoliana e del più saldo conservatorismo, come la Nazione di Fi­renze, si preoccupano di introdurre i loro distinguo nel tradizionale anti­clericalismo e di precisare che non si tratta di combattere tutti i cattolici, ma solo quelli che minacciano la legalità, che si ribellano esplicitamente alle istituzioni, che incitano alla rivolta e alla insubordinazione. Dall'altra parte i cattolici non esitano ad addurre tutti i possibili argomenti difensivi a loro favore, rifiutano di esasperare fl contrasto, di approfondire la di. i-sionc degli animi, di rompere irreparabilmente col governo o con le autorità