Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno <1955>   pagina <442>
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442 Giovanni Spadolini
costituite! cominciano sui loro giornali a mettere in luce le contraddizioni del ministero Rudinì, che vuole salvaguardare l'ordine e ne colpisce insieme i più solidi paladini; continuano nel paese a sottolineare gli scopi pacifici e umanitari delle loro associazioni, i progressi dei loro organismi cooperativi e di assicurazione, i benefici risultati dell'assistenza sociale; evitano accurata­mente di battere sulla questione romana, di tornare sugli argomenti del temporalismo intransigente di una volta, ed infine per bocca del Papa, con l'enciclica Spesse volte del 5 agosto, lanciano un primo ponte di collaborazione e d'intesa.
Sembra quasi che la prima seria persecuzione alle organizzazioni confes­sionali spinga il movimento cattolico ad attenuare le sue punte, a smussare i suoi angoli. Convinti che il liberalismo non si sarebbe potuto difendere dal­l'aggressione socialista senza una vasta e risoluta collabora/ione dei cattolici, i dirigenti dell'* Opera evitano di misurare le forze in uno scontro aperto ed in una lotta estrema, salvaguardano accuratamente tutte le possibilità per raggiungere domani quelle intese contingenti e concrete che saranno dettate dalla difesa del supremo bene sociale. Basta che il governo Pel-loux, nel giugno del '98, succeda al gabinetto Rudinì perchè la crisi mani­festata dalle dimissioni di Visconti Venosta esploda in pieno e senza possi­bilità di compromesso: la collaborazione tra moderati e radicali si spezza, e proprio sul terreno della politica ecclesiastica, e la nuova maggioranza governativa si forma sulla base di una direttrice nuova, neutralità verso i cattolici, intransigenza verso i socialisti. Nell'estate del '98, l' Opera dei Congressi, mai vulnerata nei suoi centri fondamentali, Padova e Venezia, ricostituisce gran parte delle sezioni disciolte, rimette in piedi, e sia pur fra difficoltà ed inceppamenti notevoli, il grosso dell'organizzazione distrutta, ricrea i propri giornali, rinnova i propri strumenti di propaganda, nel '99 indice a Ferrara un nuovo Congresso nazionale e nell'assemblea successiva di Roma (1900), sotto la presidenza dello stesso Cardinale Respighi, tira le somme dell'attività compiuta, raccoglie le fila dei progressi segnati dal giorno della dispersione in avanti, constata che tutti i rami di attività hanno ripreso a funzionare, spesso con raddoppiata energia. Non solo: è del 1899 il primo proclama di Torino della democrazia cristiana di Romolo Murai, e quello che fino a Vita nova e alla Cultura Sociale era stato soprattutto un movimento filosofico e culturale si traduce in una vigorosa e risoluta corrente politica, che conquista sempre nuove e maggiori adesioni fuori e dentro l'Opera, che seduce le menti dei giovani più colti e animosi, che penetra nei fortilizi dei seminari e del clero, che infonde un'aria nuova, una volontà più libera e più audace, che preannuncia tempi di più coraggiose battaglie cattoliche.
All'inaugurazione del nuovo Anno Santo, nel settembre del 1899, nes­suno può sottrarsi all'impressione che il cattolicesimo sia in netta ascesa, in tutta Italia: elevato il prestigio del Pontificato; grandeggiante, nello stesso mondo laico, la figura di Leone XIII; in sviluppo crescente le correnti spiri­tualistiche ed idealistiche ribelli al dominio del positivismo; i temi religiosi in costante ripresa nella letteratura, nell'arte, nello stesso giornalismo; in declino l'autorità e l'influenza della Massoneria; scontente, le nuove genera­zioni, del razionalismo semplificatore e grossolano che pur ha dominato gli ultimi vent'anni di vita italiana. Nuovi problemi si allacciano agli orizzonti delle classi colte, dei gruppi dirigenti, degli uomini della politica e della cui-