Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno
<
1955
>
pagina
<
444
>
444 Giovanni Spadolini
bardia e in Liguria, non era al servizio degli interessi liberali, ma sottraeva intere regioni al monopolio socialista, impediva l'ulteriore espandersi della rivoluzione), salvaguardava i princìpi della proprietà e della conservazione in quelle zone rurali in cui il liberalismo non era penetrato e che erano quindi esposte a subire l'assalto della nuova mitologia marxista. ÀI momento supremo, nell'ora del pericolo, dello spavento, del dramma (e la borghesia italiana l'aveva provata nella primavera del 1898) i cuori dei cattolici battevano all'unisono con quelli dei conservatori, degli uomini d'ordine; spesso gli stessi legami li univano, interessi, affetti, abitudini comuni; nelle amministrazioni comunali e provinciali gli atteggiamenti non divergevano troppo, quando si trattava di prendere posizione su ima legge o su un provvedimento attinente a problemi economici o agrari o fiscali; solo in materia di legislazione ecclesiastica i punti di vista continuavano a divergere, ma molti dei liberali chiudevano l'occhio quando si trattava di autorizzare la frode legale delle opere pie.
Leone XIII l'aveva detto, nella sua enciclica del 5 agosto, che era assurdo privarsi, in una situazione di tempesta come l'attuale, di quel potente presidio conservatore che era rappresentato dalla religione cattolica, dal Papato; e l'angelico Tomolo aveva soggiunto che la persecuzione delT Opera equivaleva alla distruzione degli argini in un fiume in piena. E la collezione della Nuova Antologia che ci offre la più diretta documentazione degli orientamenti prevalenti in questi anni: che ospita nel 1897 un equilibrato e prudente articolo del Crispolti (un abile mediatore fra l'aristocrazia nera e la borghesia risorgimentale) sui progressi dell' Opera dei Congressi, che accoglie freddamente le circolari anticlericali di Rudinì del settembreottobre 1897, che non si entusiasma minimamente agli scatti giacobini del generale Bava Beccaris e alle sue insolenti minacce contro il Cardinale Ferrari, che appoggia abilmente e cautamente la politica di riparazione instaurata, dopo il luglio 1898, dal gabinetto Pelloux (ed è la prima volta che gli elogi della Nuova Antologia e della Civiltà Cattolica si incontrano: oggetto ne è l'antico generale del centro-sinistra, l'uomo che si era rifiutato di proclamare lo stato d'assedio a Bari).
Mutamento fondamentale di spirito e d'indirizzi, di cui si avvertirà tutta la portata con l'avvento del nuovo secolo. Lo stesso quadro delle correnti politiche, pur dopo il fallimento dell'esperimento reazionario di Pelloux e la rinnovata vittoria del trasformismo giolittiano, non è neppur lontanamente paragonabile con quello di venti o trent'anni prima. Non più quella unanimità sostanziale di posizioni sui temi della politica ecclesiastica che aveva unito la Destra e la Sinistra negli anni dopo il '70, e piuttosto nella linea della prima più risoluta, più intransigente nelle cose, se pur meno clamorosa e spettacolare nelle parole ; non più quel ritrovarsi tutti, uomini della consorteria cavouriana o del partito d'azione, seguaci di Ricasoli o di Bertani, nclPawertire la dialettica fra lo Stato e la Chiesa, ncll'identificare la funzione nazionale italiana con l'idea laica, nel contrapporre la Monarchia al Vaticano; non più neppure quella preoccupazione angosciosa che aveva distinto Crispi di fronte alle iniziative papali, quel vedere dovunque, nei fatti di Sicilia o di Milano, l'ombra della Curia, quell'esasperato timore della lega ira Francia e Santa Sede contro l'Italia, queU'msistere sulla politica di prestigio, sui successi internazionali, sulle affermazioni coloniali per