Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno
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1955
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pagina
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445
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Liberalismo e democrazia, ecc. 445
contrapporre qualcosa all'autorità del Papato, per conferire allo Stato una dignità equivalente a quella del Pontificato (che era poi l'antica idea mazziniana della missione tradotta nei termini di un uomo di governo, preoccupato del clericalismo almeno quanto del socialismo; né l'ultimo Mazzini era stato troppo diverso dall'ora reazionario Crispi).
Fra il 1894 e il 1898, negli anni più critici dello Stato italiano, nell'ora dei movimenti sociali, delle disfatte africane, del discredito parlamentare, dello stesso declino delle istituzioni monarchiche, le due anime del liberalismo italiano ai erano definite meglio; moderatismo e radicalismo avevano acquistato un senso oltre lo stesso valore terminologico; l'alleanza elettorale del gennaio 1895 a Milano aveva lasciato una traccia che non sarà facile cancellare. Nuove colonne d'Ercole si erano aggiunte alle antiche, quasi a mozzare il respiro di quella forza politica che si era identificata con la rivoluzione, quasi a spostarla su posizioni conservatrici e moderate del tutto diverse da quelle del passato, da quelle per intendersi di una Destra storica. Il liberalismo che si presenta ai primi del secolo in Italia non si riconosce più nel segno di una comune resistenza alla Chiesa, non sarebbe più disposto a battersi solidamente per la lotta contro le ingerenze e le sopraffazioni clericali: pare quasi che il peso delle organizzazioni sociali cattoliche l'abbia convinto, in tutto il suo filone moderato, che conviene trattare, che è meglio negoziare un patto onorevole e vantaggioso anziché attardarsi su posizioni di sterile lotta, anziché inacerbire un contrasto che tutto consiglia a rimuovere. Vi è al fondo di molti liberali italiani, magari inconscia e inconsapevole, la sensazione che lo Stato italiano non potrebbe reggere contemporaneamente all'attacco delle forze nuove che il socialismo e il cattolicesimo incarnano e rappresentano, che è meglio inserirle gradualmente e pacificamente nel corpo dello Stato anziché prenderle di petto, anziché affrontarle svi campo di battaglia, anziché ripetere l'errore del '98.
Bai 1900 al 1904, molte correnti, e delle più diverse provenienze, lavorano per annullare il non expedit, per superare l'isolazionismo elettorale dei cattolici che espone a troppi rischi la causa dell'ordine, per negoziare un intervento, aia pure simulato, delle falangi clericali che valga ad evitare la vittoria dei radicali e socialisti, che serva ad allontanare la minaccia dell'anarchia (e molti crederanno di ravvisarla nello sciopero generale di Milano del settembre 1904). I grandi organi di stampa non usano più il linguaggio irriverente e altezzoso di un tempo nei riguardi delle istituzioni e delle gerarchie ecclesiastiche. I conservatori pronti al ralliement con i cattolici, gli uomini come Chimirri o Vitelleschi-Nohili, allargano il raggio della loro azione, cominciano ad influenzare gli esponenti delle più forti associazioni costituzionali, a trascinare dalla loro parte i capi locali delle maggioranze. Autentici e Ieaders politici come Luzzatti e Sonnino parlano della Chiesa con un tono che sarebbe stato inconcepibile vent'anni prima, e alcuni, come Luzzatti, si adoperano per accogliere determinate rivendicazioni cattoliche nell'ambito del diritto comune, contro ogni intolleranza giurisdizionalistica, e si meritano gli elogi detta Civiltà Cattolica. Quando, nel dicembre del 1901, un progetto Berenini-Borciani per il divorzio viene presentato alle commissioni parlamentari, le resistenze non si profilano soltanto da parte cattolica; è il capo del conservatorismo liberale, Sonnino, che manifesta nettamente la sua avversione, sono gli stessi deputati della maggioranza che lo bocciano