Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno
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1955
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pagina
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446
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446 Giovanni Spadolini
in sede di discussione preliminare, è il Ministro dell'Interno, Giolitti, ohe non ne vede l'opportunità politica e non manca di registrare la sua Boddisfa-zione perchè l'intero provvedimento (pur attenuato in una seconda versione sull'ordinamento della famiglia) non sia neppure arrivato al dibattito delle Camere. L'anticlericalismo non rappresenta più il cemento della maggioranza e gli ultimi rappresentanti del liberalismo radicale, come Zanardelli e lo stesso CocccOrtu (il Guardasigilli del progetto sul divorzio), sono costretti a riconoscere il fallimento dei loro ideali, la smentita dei loro sogni, il graduale ritorno a una politica di moderazione verso i cattolici, di transazione con le loro rinnovate esigenze.
Le organizzazioni cattoliche si prodigano con tutte le loro forze per sabotare il progetto governativo sul divorzio e non esitano a mobilitare tutte le parrocchie ed i vescovadi in vista di raccogliere quelle migliaia di petizioni che saranno inviate al Parlamento; ma è l'opinione pubblica per prima a non avvertire l'urgenza della legge, magari a sentirne confusamente l'inopportunità, quel volere offendere la Chiesa senza ragione, quel trascinare la lotta politica sul piano di una lotta religiosa, quel risollevare vecchi problemi di costume e di educazione, composti ormai dalla tradizione, quel risvegliare diffidenze ed opposizioni dei ceti di campagna ancora in tanta parte attaccati alle antiche superstizioni e convenzioni, agli inveterati modi di vita. La Civiltà Cattolica ha buon gioco nel dimostrare che l'istituto della famiglia è un insuperabile presidio della morale sociale, dell'ordine collettivo, della proprietà privata, che ogni attacco ad esso ed alla sua integrità susciterà reazioni preoccupanti e porterà a conclusioni imprevedibili: gran parte della borghesia italiana è sensibile a quegli argomenti, è portata a valutarli con una attenzione ed un interesse che gli ultimi avvenimenti hanno straordinariamente acuito* Tanto più che l'inserzione dei cattolici nello Stato unitario avviene attraverso le organizzazioni intransigenti, e non attraverso i gruppi moderati e conciliatoristi: garanzia maggiore che l'innesto non sarà di breve durata, che non si ripeterà l'illusione del neoguelfismo, che l'alleanza fra cattolici e liberali non rischierà di incorrere nelle condanne papali, non attirerà i fulmini della Curia. Punto poco osservato o notato fino ad oggi: è la stessa Opera dei Congressi che favorisce l'immissione delle masse cattoliche nella vita italiana, graduandola nel tempo, sottoponendola a determinate cautele, legandola a esplicite condizioni, attinenti in particolare alla legislazione ecclesiastica e alle sue necessarie modifiche e attenuazioni.
Il presupposto fondamentale per arrivare all'abrogazione virtuale del non expedit nelle elezioni del 1904 coincide appunto con l'impegno liberale a rinunciare ad un ulteriore sviluppo della politica eversiva, non solo, ma a consentire gradualmente la riapertura delle scuole private, la tutela degli organismi confessionali, la preservazione della legislazione in difesa dell'isti" tuto familiare. Sono le stesse posizioni che la Rassegna Nazionale aveva propugnato vent'auui prima, che i cattolici transigenti avevano difeso per tutto il periodo di Depretis e di Crispi, ma che adesso vengono assunte esplicitamente dalle forze subordinate al magistero pontificio, dalle falangi obbedienti a quella che Albertario avrebbe chiamato la bandiera papale (la stessa conversione di Albertario era piena di significato). Con una differenza sostanziale: che il tema della conciliazione, pur così attuale negli anni fra il 1880 e il 1895, perde ogni particolare rilievo politico, non è più un elemento