Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno <1955>   pagina <447>
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Liberalismo e democrazia, ecc. 447
di caratterizzazione e di differenziazione polemica; forse in relazione all'illan­guidirsi degli interessi per la politica ecclesiastica, per la vita della Chiesa, per l'azione del Papato. Il grande punto di contrasto fra transigenti e intran­sigenti era stato rappresentato dalla questione romana, dalla volontà di­chiarata dei primi di trovare un modus vivendi, di impostare una politica di accordo e di conciliazione (onde i tentativi dell'87 e del '94, di padre Tosti e del generale Mocenni), e dalla non meno esplicita volontà dei secondi di rifiutare qualunque compromesso o transazione che non fosse fondata sulla rinuncia alle pregiudiziali giacobine del Risorgimento e sulla riparazione, totale o parziale, dei danni commessi contro il Pontificato. Ormai, nell'atmo­sfera del nuovo secolo, il problema non era più attuale, e ciò facilitava l'in­contro di possibilisti e di integralisti sul piano di una comune azione nei riguardi delle èVites liberali, in vista di riguadagnare, sul terreno legislativo e politico, un po' del terreno perduto con la politica di isolamento e di scissione assoluta perseguita nel ventennio precedente.
Si opererà anzi, fra il 1903 e il 1904, un fenomeno singolare: i conciBato-risti alla Rassegna Nazionale e gli intransigenti vecchio stampo alla Paga-mxzzi si incontreranno, apertamente o sotterraneamente, fuori o dentro IV Opera dei Congressi nella lotta contro i gruppi della democrazia cristiana
capitanati da Romolo Murri e decisi a rinnovare la battaglia contro lo Stato laico e usurpatore, il vecchio eretico, sulla base di un nuovo guelfismo so­ciale, assolutamente antitetico all'etica liberale e alla politica moderata. Forse una delle prime ragioni che portarono alla condanna e alla sconfes­sione di Murri si riattaccava alla situazione politica generale di quegli anni fra il 1904 e il 1908: allorché il Vaticano impegnato in una tremenda battaglia contro la repubblica francese, minacciato in Italia dall'anticlericarismo del­l'Estrema, in rapporti agitati con l'Austria e conia Germania e senza alcuna ef­fettiva protezione delle potenze conservatrici, sentiva il bisogno di crearsi alme­no nella penisola, una zona di tranquillità e di sicurezza con lo Stato, condi­zione per l'attuazione della politica di restaurazione teocratica cara a Pio X. Il tanto peggio tanto meglio non era più nell'interesse della Curia, né dei dirigenti del laicato cattolico: era la causa dell'ordine che bisognava intervenire a puntellare, dovunque apparisse minacciata, nei Comuni come nelle scuole, nelle leghe di mestiere come nel parlamento, e a tal fine anche il sacrificio di talune delle pregiudiziali intransigenti appariva secondario o tollerabile. Gli uomini come Murri, come i murriani che accentuavano l'an­titesi fra Stato e Chiesa e la portavano in una sfera di assoluti teologici in vista di una iniziativa sociale e popolare del Papato non erano i più graditi, non potevano essere i più attuali: dal momento che era ormai supe­rata la tradizionale distinzione gesuitica tra conservazione sociale e poli­tica e identificati i due momenti,, confuse le due cause, accomunate le due sfere. Era agli altri, ai clericomoderati, ai clericali disposti a battersi per la causa dell'ordine, ai papalini pronti ad accordarsi col prefetto, ai nobili che rompevano il lutto del 20 settembre e riaprivano i portoni, era a costoro che il Papato guardava, era a costoro che la Curia assegnava la funzione di controllare l'inserimento dei cattolici nello Stato, senza pregiudizio dei pro­grammi sociali, senza danno delle prospettive mediate di più vasta e feconda riconquista religiosa (all'una prowederà l'Unione economico-sociale, al­l'altra VAzione Cattolica),