Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
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1955
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449
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Liberalismo e democrazia, ecc. 449
Chiesa per timore di perdere i suffragi dei cattolici, ritenuti necessari o indispensabili alla battaglia contro il socialismo, alla diga contro il disordine. Ministri cattolici cominciano a trovar posto nei gabinetti come Nerio Malvezzi, il conservatore bolognese in perpetua lotta con la consorteria clericale intransigente ma fermo difensore dell'ortodossia religiosa, della fede dei padri, della morale sociale appoggiata al cattolicesimo. Candidature cattoliche superano il traguardo nel 1904 e si ripresentano più numerose nel 1909. Patti precisi di do ut des caratterizzano l'attività di parecchie amministrazioni comunali con effetti che non tarderanno a farsi sentire, col risultato di allargare la sfera d'azione del laicato credente, di incrementare la diffusione delle scuole private, la ripresa della cultura confessionale, la difesa in extremis delle opere pie sfuggite alle maglie della legge Crispi. Intese parlamentari vere e proprie si disegnano, al fine di insabbiare proposte di legge offensive degli interessi cattolici, come quello del 1911 per la precedenza obbligatoria del matrimonio civile su quello religioso (antico voto mai esaudito). Nel 1909, mentre si discuteva al Parlamento sulla politica religiosa, un oratore può osservare, fra il consenso quasi unanime, che il conflitto fra Stato e Chiesa è ormai ridotto a poco, che le ragioni di contrasto sono ormai sfumate, e basterebbe a provarlo il ninnerò dei conventi e collegi ecclesiastici in graduale, crescente aumento.
Le reazioni nel paese? Fin dai primissimi anni del secolo, fallito l'esperimento Pelloux, l'anticlericalismo denuncia un aumento di crisi e di arresto. Gli stessi socialisti non sono disposti a impostare una battaglia politica sul piano della lotta alla Chiesa, e al momento di discutere il progetto Berenini-Borciani sul divorzio, Leonida Bissolati dichiara che non è quella una rivendicazione socialista essenziale, almeno nel quadro della società italiana attuale, che altri problemi, e più urgenti, dovranno essere affrontati, che il nuovo regime matrimoniale fondato sulla redenzione della donna e sulla parità dei sessi seguirà ineluttabilmente all'avvento della palingenesi rivoluzionaria. Parecchi, turatiani o no, guardano ai Fasci democratici cristiani di Romolo Murri e dei suoi seguaci con un senso di simpatia e di rispetto: avversari sì, per la concezione religiosa, per la visione nel mondo, ma animati da un sincero e genuino slancio verso le classi diseredate, da un'ansia di liberazione e di rinnovamento che potrà pur dare i suoi frutti benefici, in quelle zone impermeabili alla propaganda rivoluzionaria, sottrarle, nella peggiore delle ipotesi, al predominio delle oligarchie conservatrici e clericali.
Le encicliche sociali di Leone XIH non sono passate senza lasciare un'eco di discussioni, di polemiche, di contrasti (basterebbe scorrere le collezioni dei fogli socialisti, della stessa Critica Sociale). L'ostinata polemica dell'Osservatore Cattaneo* così venata di motivi sociali, e la prova di fermezza e di coraggio offerta da don Davide Albertario hanno impressionato parecchi che sono atei e anticlericali ma alieni dalla logica marxista e dal rigore rivoluzionario. Il fenomeno delle Casse rurali e delle Leghe professionali in costante aumento in tutta la valle padana ha dato da pensare a molti, ha instillato in molti il dubbio che la Chiesa non sia solo reazione, che il clero non formi tutt'uno con le classi padronali, che nei cattolici vi siano pure uomini disposti a battersi per la democrazia e per la conciliazione della Chiesa con la civiltà moderna. Nel 1900, è Claudio Trcves, uno dei temperamenti meno senti-mentali, meno indulgenti alla mitologia del Cristo socialista, che sottoli-