Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno <1955>   pagina <450>
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450 Giovarmi Spadolini
neerà sulle colonne della Crìtica Sociale i vantaggi che potrebbe recare alle popolazioni delle campagne e un partito cattolico sinceramente democratico, una schiera di eroici parroci, nuovi tribuni della plebe, neri della loro auto­rità divina, decisi a farla valere contro tutti i prepotenti grossi e piccini, di­sposti a scendere tra i solchi del proletariato e parlare ad esso dei suoi interessi morali ed economici; ed i suoi auspici avranno più valore delle riserve che Giu­seppe Reusi solleverà più tardi al programma del sacerdote Romolo Murri.
Si aggiunga, nella nuova generazione socialista, il disgusto delle pole­miche e degli scontri della generazione precedente, quel rifiutare le alterna­tive dogmatiche e intolleranti ereditate dai padri e dai nonni, quel respingere la mitologia semplicista e grossolana dello scientismo e determinismo, quel-I'awicinarsi alle forze operanti nella storia con un animo di comprensione, di considerazione, di valutazione obbiettiva e realistica (frutto, solo in pic­cola parte, degli uomini come Antonio Labriola, in misura maggiore degli insegnamenti del tempo, delle lezioni dell'esperienza). Si aggiunga ancora quell'economicismo prevalente che porta a sottovalutare i problemi dottri­nari e le grandi questioni giuridiche care alla mentalità ottocentesca; eco­nomicismo che non è più di carattere soltanto positivistico, che si sostanzia di una visione consapevolmente o inconsapevolmente storicistica, che si in­quadra in una valutazione organica del mondo, che è al servizio di ideali di volontarismo e di liberazione, che non si annulla in una fredda accettazione della realtà esistente. Ma sempre economicismo: che prescinde da molti dei conflitti e dei contrasti del passato, non sente più i dilemmi di trent'amù avanti, il fascino dei grandi principi, il richiamo delle discussioni e dei con­trasti sui problemi di competenza fra Stato e Chiesa, sulla definizione di sfere e di attributi fra società civile e religiosa. La stessa questione del divorzio è eminentemente giuridica, rievoca le discussioni del "66 sul matrimonio civile, riporta alle distinzioni e alle classificazioni della scienza del diritto che ha offerto le più valide assise di legittimità al liberalismo.
Nello stesso modo che il socialismo non avverte più la questione isti­tuzionale, rinuncia a porre il problema del reggimento repubblicano, supera la polemica antimonarchica delle correnti mazziniane, cosi non si preoccupa più della questione romana, non imposta i rapporti col Papato in una linea dichiarata e consapevole di battaglia, non ha neppure sull'essenza e valore del Pontificato idee precise: è piuttosto neutrale, agnostico, indif­ferente. H legame con le prime correnti anarchiche e bakouniniste, di netta filiazione risorgimentale, di diretta derivazione garibaldina, è ormai spezzato, e il socialismo che si presenta all'alba del secolo non si riconosce più nei valori del riscatto nazionale, non è più pronto a scaldarsi per i princìpi del volon­tarismo e dell'universalismo democratico, non si inchina più ai tabù della tradizione e della mistica del Risorgimento. Problemi di organizzazione, di difesa di classe, prevalgono su tutti gli altri: leggi a tutela del lavoro, il ri conoscimento del diritto di sciopero, la creazione e moltiplicazione degli orga­nismi sindacali, la penetrazione socialista in tutte le zone estranee od avverse, soprattutto la battaglia, parlamentare e legislativa, in favore degli strati operai già conquistati, base dell'iniziativa di domani, fondamento per i suc­cessi del futuro.
Indifferenza o neutralità, quindi, sui grandi temi della politica ecclesia­stica : il che non escludeva, nei singoli, nei gruppi, il più vivace e anticlerica-