Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno <1955>   pagina <451>
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Liberalismo e democrazia, ecc.
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lismo. Ma era un anticlericalismo d'accatto, di lontana derivazione repub­blicana o libertaria, senza una sua consapevole visione dei problemi, senza una sua logica interna: anticlericalismo che si nutriva alle pagine di Podrecca e alle illustrazioni di Cìalantara, che sostava sul prete fornicatore e corrotto, che si riallacciava idealmente ai Misteri del Vaticano del Mistrali. che si fon­dava sulle regole di Sant'Alfonso de* Liguori interpretate nel 1901 dall'asino, che aveva presenti soltanto i fantasmi delle Inquisizioni e delle guerre di reli­gione, che mancava di ogni senso di discriminazione e di critica, di ogni co­scienza problematica e perfino di ogni gusto dcìY humour. Anticlericalismo che investiva particolarmente le classi basse, i gruppi conquistati di recente all'etica socialista e incapaci di aderirvi senza rovesciare gli e idoli di ieri, senza nuove e più violente superstizioni da sostituire a quelle tramontate o distrutte. Peso più che stimolo per il movimento socialista: capace, si, di improntare la vita del militante, di influenzare determinati atteggiamenti esteriori, di mettere in crisi il culto cattolico in certe zone, di portare al matri­monio civile o di allontanare dalle scuole dei preti, ma non di alimentare una visione della vita più consapevole, più matura, non di aiutare una più alta e libera e ardita coscienza civile e politica.
Chi abbia presente la pubblicistica socialistica dei primi quindici anni del secolo ricorderà i temi prediletti, gli argomenti impiegati ad uso e consumo del volgo, trattateli! storici superficiali, capricciosi o bizzarri, storie disin­volte delle persecuzioni del Cinque e Seicento, leggende della Controriforma, corruzione di preti e di monache, casi di simonia, di profanazione, di lussuria, il prete a braccetto col ricco, invariabilmente, nell'età feudale, assolutistica o capitalistica, il sacerdote legato agli austriaci, nemico dei patrioti, spia degli stranieri, le chànsons de gesto della Massoneria, gli inni a Francisco Fcr-rer, gli echi delle jacqueries anticlericali spagnole o sud-americane. Forse questa è la strada per capire i blocchi popolari del periodo fra il 1905 e il 1910, Punica vera forma di polemica anticlericale per tutto il corso dell'età giolittiana.
U declino della Massoneria aveva accompagnato di pari passo fra la fine dell'800 e i primi del '900 lo scadimento dei valori democratico-massonici, Fmticpidimento di quelle fedi che avevano caratterizzato il pro­cesso unitario. All'alba del nuovo secolo non erano solo i socialisti a superare le troppo grette prospettive massoniche, a trascendere quelle impostazioni ideologiche o dottrinarie che troppo allontanavano dai problemi concreti e dalle rivendicazioni di classe: pure i radicali e i repubblicani, le forze tradi­zionalmente legate allo spirito del Grande Oriente, accennavano a posizioni nuove, anelavano a liberarsi dagli impacci di una tradizione oratoria e reto­rica che non corrispondeva al bisogno dì studiare in profondità la situazione italiana, di porre rimedio ai mali sociali ed economici di una società in ascesa e in trasformazione. Partiti, l'uno e l'altro, che si erano profonda­mente trasformati nella crisi della fine del secolo: i repubblicani, vincendo il dottrinarismo mazziniano, la superstizione della vecchia guardia, il mondo chiuso che li aveva caratterizzati fino allora, superando quel senso di se­paratismo e di isolazionismo; i radicali, conciliando le contraddizioni della loro dottrina, le ambiguità e duplicità del loro programma, trovando un punto di incontro ira la (tesi e Pipotesi, fra il finalismo riforma­tore e democratico e la realtà di uno Stato che cominciava ormai ad aprirsi