Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno <1955>   pagina <458>
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458 Giovanni Spadolini
Chiesa, verso la forza sociale, unificatrice, disciplinante del Pontificato. Valu­tazione non religiosa, religiosamente pericolosissima anzi: come (niella che conduce al cattolicesimo instrumentum regni, all'identificazione del Trono e dell'Altare, alla soggezione e subordinazione della potestà ecclesiastica all'autorità nazionale, in vista di fini espansionistici o di impero che solo apparentemente coincidono con quelli della Curia. Ma in anni come quelli, così pieni dei ricordi e delle lotte di ieri, delle lacerazioni o dei contrasti di dieci o quindici anni avanti, pochi cattolici si preoccupavano di investigare in profondità i programmi del nazionalismo, moltissimi vi trovavano un valido alleato contro la politica dei blocchi, contro l'invadenza massonica, contro l'arroganza anticlericale, contro la filosofia deiMonsieur Honiais pronta a sfruttare, nel 1908, le polemiche sull'insegnamento libero o nel 1909, indifferentemente, il caso Ferrer; un alleato tanto più. valido quanto piò giovane, quanto più, libero dagli impacci, dai vincoli, dalle pregiudiziali del passato.
Tutto serviva ai cattolici in quegli anni: il nazionalismo come i movi­menti culturali, come le varie e riaffioranti tendenze di ritorno al cristiane­simo, e sia pur a un cristianesimo non ancora cattolico. Nel 1909, nessuno avrebbe più preso in seria considerazione un libro che ancora cinque anni avanti, nel 1905, aveva avuto una certa eco, un certo successo, Il problema religioso del nostro tempo, del superstite positivista Giulio Pisa, tutto incen­trato, com'era, sul culto della giustizia e della bontà da sostituire alla rivela­zione e alla trascendenza. Conversioni clamorose, come quella di Matilde Serao, accostamenti alla religione, come quello del Pascoli, ritorni alla fede, e sia pur a una fede composita e personale, come quelli del Graf, tutto contribuiva a definire un ambiente, un mondo, un clima ideale: che non mancava delle sue risonanze e delle sue reazioni sul piano della politica eccle­siastica. Declinante ormai il prestigio del protestantesimo, che si muoveva in mezzo alla gelida apatia e al profondo disinteresse di tutto il paese, nono­stante il tentativo di rinnovamento modernistico con Ugo Janni; quasi dis­solta la Chiesa dei vecchi cattolici, dopo l'abiura compiuta dal suo principale animatore, il conte Enrico di Campello, e stroncata la ribellione del vescovo Muraglia; limitate a pochi gruppi di intellettuali le Loggie teosofiche, nono­stante l'intervento di Annic Besant; volta al tramonto l'influenza della Mas­soneria, malgrado l'influenza dei blocchi popolari, malgrado gli addentellati ueU'amuiinistrazione e nell'esercito, malgrado si diceva le simpatie della Corona. Nel 1908 il voto sfavorevole dato da alcuni massoni del rito scozzese alla mozione Bissolati sulla laicità della scuola elementare inasprì la lotta che già covava da anni, portò alla scissione fra il Grande Oriente, sempre più inclinato a sinistra e propenso a una collaborazione coi socialisti, e il Rito scozzese, intransigente sotto la guida di Saverio Fera nell'opporsi all'egemonia atea e socialista in seno alla Massoneria: con strascico di pole­miche e di mutui rinfacci che non si limiteranno ai sotterranei della setta, che dilagheranno sulla stampa, che non gioveranno al credito e alla forza dell'organizzazione.
L'instancabile, agguerrita polemica di uomini come Croce e Gentile contro la mentalità massonica o illuminata, contro le superstizioni del­l'anticlericalismo bloccardo, contro le astrazioni dell'illuminismo radicale, conquistava adesioni sempre più larghe, si infiltrava negli ambienti della