Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRAZIA ; CATTOLICI ; MOVIMENTO CATTOLICO
anno <1955>   pagina <459>
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Liberalismo e democrazia* ecc. 459
cultura superiore infeudati fin allora a Massoni e Massoneria: sospingeva molti a una revisione di valori, a una correzione sostanziale di schemi men­tali, a una ricerca di nuove forme intellettuali.
Nella storiografia, nella filosofia, nella stessa pubblicistica, si avverte, per influenza prevalente della nuova scuola idealistica, un nuovo linguaggio, un nuovo modo di affrontare i problemi, di studiare i vari aspetti delle que­stioni vicine e lontane, un maggior senso critico, un'accentuata ripugnanza alle astrazioni e classificazioni: quasi un timore di ricadere nelle generalizza* sdoni e semplificazioni del positivismo, un pudore di non essere aggiornati, di non apparire al corrente con le nuove idee, con le nuove correnti. E stato osservato che, con le scorie della tradizione risorgimentale, qualcosa altro scom­pariva che non era pur feticismo e volgare superstizione e comoda conven­zione mentale: quella ingenua e magari idolatrica fede negli uomini e nei valori del liberalismo e dell'unità, che avrebbe consentito di lì a pochi anni movimenti in senso opposto, negazioni altrettanto e più risolute, vere e pro­prie forme di antirisorgimento. Ed è vero. Ma è altrettanto vero che in trent'anni di quasi assoluta prevalenza intellettuale quella cultura non era stata capace di esprimere nulla di men che perituro, nulla che restasse a se­gnare un indirizzo concreto di governo, di politica ecclesiastica, di politica sociale, nulla che incidesse profondamente sullo stato della società italiana, che trascendesse il piano del pamphlet, dell'invettiva, della polemica: contributo solo all'accentuarsi ed acutizzarsi del clericalismo, incentivo al­l'unità dei cattolici, stimolo, per il Papato, a preparare un ritorno in forze, che non mancherà.
L'idealismo, che ha scalzato gli idoli della tradizione positivisticomas­sonica, non autorizza minimamente la ripresa della tradizione opposta, in senso magari cattolicoliberale o riformatore; e gli ingenui modernisti di Nova et velerà e della Rivista di scienze teologiche* e lo stesso Buonaiuti del Programma dei modernisti e delle Lettere di un prete modernista* incorreranno nella condanna non soltanto dei gesuiti, non soltanto della Pascendi* ma pur di Benedetto Croce, pur di Giovanni Gentile, che pubblicherà una serie articoli per illuminare le contraddizioni intime della nuova filosofia, il suo gracile fondamento speculativo, la sua sostanziale ambiguità ( contaminata) fra il pensiero moderno e la rivelazione, fra la nuova intuizione della vita e il messaggio cristiano, e quindi errore di pensiero, vizio di logica: così gli idealisti, non senza il segreto compiacimento degli attenti padri della Com­pagnia di Gesù).
Separazione di sfere e di responsabilità, che non poteva non tradursi nella vita di tutti i giorni, nelle correnti politiche e negli orientamenti di costume. U più liberale dei giornalisti italiani, lo scrittore politico dove vive più fermamente e saldamente il pensiero della Destra, Luigi Albertini, vor­rebbe dimostrare tutta la sua interiore coerenza neu'jguorare la Chiesa (la sua storia delle origini della prima guerra mondiale non conosce neppure l'indirizzo della Segreteria di Stato); ma non può sfuggire alla presenza di questa forza che è insieme politica e religiosa, e, quando per avventura lo tenti, cade in formule un tantino pedagogiche e moralistiche, prive di una concreta incidenza sulla realtà, piuttosto vagheggiamento del passato che analisi del presente. Il direttore del Corriere della Sera non favorisce i blocchi clerico-modcrati, non è proclive ai vari Patti Gentiloni (e il più grosso di