Rassegna storica del Risorgimento

MARANGONI GIOVANNI
anno <1955>   pagina <466>
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Carlo Terzi
pagaia e di quella del maggiore Boldrini. Fatto prigioniero dai nemici, potè tuttavia ritornare miracolosameute fra i suoi soldati. Gli fu bucato il cappello da una palla nemica e riportò una contusione fortissima al braccio destro. Il valore e l'eroismo, che dimostrò in quei duri combattimenti* gli ottennero la promozione a primo tenente. Bfocio e Garibaldi elogiarono e premiarono i suoi uomini, che si erano comportati da veri eroi. Il 13 dello stesso mese entrò a far parte dello Stato Maggiore della IIa Brigata e Panno successivo (12 giugno 1861) gli fu conferita la medaglia d'argento al valor militare. Ma, scioltosi il corpo volontari italiani, perchè fusosi con l'esercito regolare, il Marangoni fu trasferito con lo stesso grado, mediante R. D. 10 aprile 1862 nell'Arma di fanteria 45 reggimento dell'esercito italiano.
Trascorse, negli anni dal 1862 al 1865, un periodo di vita militare assai monotona nclPItalia meridionale, lottando contro il brigantaggio, da cui erano infestate quelle regioni. Nella triste solitudine di quelle terre era pur sempre sorretto dalla speranza di poter compiere presto altri maggiori sacri­fici di sangue per il riscatto della Patria da ogni tirannide.
Infatti la IIIa guerra d'indipendenza si era chiusa infelicemente con le sconfitte di Lissa e Gustoza, così che il Trentino rimaneva ancora nelle mani dell'Austria e Roma attendeva di essere riunita dai figli d'Italia alla Madre­patria. L'idea che Mazzini aveva acceso nel cuore degli italiani e per la quale avevano tanto sofferto Marangoni e tutti gli altri patrioti, non era ancora diventata realtà.
Anche per l'impresa del Veneto Mazzini affidò al Marangoni l'incarico di raccogliere i mezzi che occorrevano e di svolgere propaganda fra le file dell'esercito. Queste istruzioni il Maestro impartiva in una lunga lettera in data 15 luglio 1861 da Londra, con un poscritto di Carolina Stansfeld, a Marangoni, che allora si trovava a Vercelli quale luogotenente di Stato maggiore. 2J
Ma il moto nel Veneto fallì per mancanza d'alimento. Diffidenza e sospetti non mancarono verso il Marangoni, e in genere verso tutti coloro che professavano amore per Mazzini. Che fra il Governo e gli uomini di Ga­ribaldi v'era dissidio e incomprensione. H 22 febbraio 1867 Marangoni fu collocato in aspettativa per riduzione di quadri. Poi gli ultimi disastri mili­tari, nonché il desiderio di agire liberamente l'indussero a dare definitiva­mente le sue dimissioni dall'esercito regio nell'estate successiva. Mazzini, che pensava all'impresa di Roma, era lieto di riprendere i contatti con il Marangoni affidandogli l'incarico di diffondere intensamente le sue idee tra le file dell'esercito regio, per prepararlo a combattere a favore della rivolu­zione, e gli scriveva in questo senso il lp marzo 1867. 3)
Marangoni ritornò a Mantova dove rimase due mesi. Ma il breve sog­giorno mantovano, dopo 14 anni di esilio, lo rattristò profondamente per
1) Cfr. A. Kr.z/.ARi!/, Quarantotto mantovano* Mantova, Accademia virgiliana, 1933, p. 211.
Boldrini Gestire di Pietro Antonio, anni 32, modico (Castoldario): '48 bersaglière Cario Alberto, *49 Legione Garibaldi, tenente, ferito il 30 ghigno '59; '60 (dei Mille). Maggiore, ferito mortalmente a Maddatoni, mori n Napoli il 14 dicembre 1860.
*) Vedi 8. E. /., voi. LXXI, pp. 302-305.
3) 8. E. I., voi. LXXXIV, pp. 241-242.