Rassegna storica del Risorgimento

MARANGONI GIOVANNI
anno <1955>   pagina <467>
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Giovanni Marangoni: 1834-1869 467
la poca o niuna riconoscenza verso i patrioti superstiti delle patrie batta­glie. La fastidiosa diffidenza e l'incomprensione da cui si sentì circondato ed altre infinite cose che gli avevano reso quel soggiorno insopportabile, gli facevano balenare l'idea di lasciare l'Italia. Ma Mazzini lo consigliava sempre a rimanere al suo posto perchè l'Italia, in cosi tristi condizioni, aveva mag-giormante bisogno del suo aiuto. Il suo animo non doveva lasciarsi abbattere da uno scetticismo mal fondato. Parimenti il 12 aprile 1867 gli scriveva da Londra Carolina Stansfeld esortandolo a rimanere. Alla lettera della Stans-feld seguiva un poscritto di Mazzini con identico consiglio. )
Sul finire della primavera lasciò Mantova senza aver salutato nessuno, perchè non si sentiva il coraggio di ripetere con tutti un addio, che gli insan­guinava il cuore e che per lui non aveva la lusinga d'un arrivederci, e si recò a Firenze per frequentare la scuola militare. Di qui, con il passaporto della Legazione di Spagna, si recò a Roma ove giunse il 29 settembre 1867, desideroso soltanto di aiutare con tutti i mezzi il moto d'insurrezione, che avrebbe dovuto scoppiare contemporaneamente all'avanzata dei volontari gari­baldini. Prima di partire da Firenze scrisse al fratello Giacomo z) queste commo­venti parole: Presento sventura... ma a quale io oggi non sono educato? Presento sventura... ma il Calvario non ha fatto progredire la umanità?....
Il moto insurrezionale avrebbe dovuto scoppiare la sera del 22 ottobre, e, propagandosi dai diversi punti della città, convergere verso il Campi­doglio. Ma, tradito dal conte Filippo Ghirelli, che, in seguito ad accordi presi col ministro Rattazzi, era venuto appositamente a Firenze per ostacolare i tentativi dei volontari garibaldini a entrare nei domini del Papa e, per invito e ordine del Governo stesso, aveva costituito la legione romana, il Marangoni fu arrestato 1*11 ottobre all'Hotel de la Minerve, e, trovato in possesso di carte politiche assai compromettenti, fra le quali una lettera al Ghirelli stesso nella quale lo invitava ad assumere la direzione del moto. Il Marangoni, arrestato contemporaneamente a Luigi Castellazzo, 3) che gli fu compagno di prigionia, fu condannato a 16 anni di galera, che però la morte gli abbreviò di molto. Perciò trascorse gli ultimi anni della sua breve ed infelice esistenza nelle carceri papali di S. Michele in Castel S. Angelo, tra patimenti e sofferenze fisiche di ogni genere, che, insieme ai dolori mo­rali, affrettarono la fine di un'esistenza già minata da grave malattia di cuore. Dal carcere scrisse alla famiglia nobili e commoventi lettere. Al Set­tembrini, che gli aveva scritto una lettera per confortarlo, rispose poco prima di spegnersi con questi mestissimi accenti: Io sento che non rivedrò più la mia famiglia e la mia Mantova, non rivedrò più Napoli che pure tanto amo. La vita mi manca ed io desidero lasciarla. Raccomando l'Italia agli
1) Ibidem, pp. 314-315.
2) fj fratello Giacomo era alato imputato di correità nel crimine d'alto tradimento contro l'Austria ed imprigionato. Fu trovato in possesso delle Ietterò di Giovanni e di una scheda che manifestava sentimenti simili. Per insufficienza di prove fu. assolto dalla I. B. Corte speciale di Giustizia in Mantova.
8) Cospirò contro l'Austria. Arrestato nel '52, rivelò i nomi del comitato mazziniano presieduto da D. Enrico Tazzoli. Combattè valorosamente nelle file garibaldine. Condannato col Marangoni o Mayer alla galera perpetuo, fu liberato nel 1870 e potè raggiungere l'esercito garibaldino a Dolca in Francia