Rassegna storica del Risorgimento

TAZZOLI ENRICO ; CANT? CESARE
anno <1955>   pagina <473>
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Don Enrico Tozzoli e Cesare Canta 473
breve considerazione in merito. In generale le opinioni riportateci dal Taz­zoli sugli Italiani sono <c essere essi uomini di ingegno, ma incostanti, impul­sivi, forse alquanto superficiali: Canto, citato, dice che gli Italiani mo­strarono sempre poca disposizione pel vero dramma, molta disposizione in­vece per la burletta, vivi e mordaci come furono sempre mentre, fra gli autori citati, Napoleone I ha note poco felici sul loro carattere e la loro in­telligenza. I Francesi da quasi tutti gli autori ricordati dal Tazzoli sono rite­nuti maggiormente degli Italiani poco perseveranti, impulsivi ma di ingegno brillante: tra quegli autori viene citato il Rousseaux che si sofferma lunga­mente a darci il profilo della donna francese.
Dall'esame delle annotazioni del Tazzoli appaiono evidenti in esse in una alla coltura la critica precisa, minuta, quasi meticolosa, il buon senso mo­rale e la libertà di pensiero anche là ove parrebbe che il carattere religioso della materia trattata e controversa avesse a porre nel Tazzoli prete delle limitazioni. Questo appare specialmente parlando dei Concili ove egli non esita a chiamare Conciliaboli certe reali parodìe di quelle riunioni solenni (voi. VII, p. 225, linea 5). Così quando tratta della vexata quaestio della infallibilità del Papa e delle sue varie mansioni (Voi. IV, p. 332, linea 11, 13; voi. IX, p. 351, linea 20 e seguenti) Tazzoli preludia, quasi, quanto esporrà più tardi nella seconda Memoria del novembre 1852 al barone generale Culoz Governatore militare di Mantova. Malgrado le inevitabili lacune ed inesat­tezze, quale franchezza e forza dialettica non ritroviamo nel Tazzoli in certi suoi passaggi nelle citazioni del Canta erronee o omesse di testi sacri (lettere di S. Paolo; versetti della Volgata; giuramento secondo il Vangelo di S. Mat­teo) o nell'opporsi ad erronee popolari credenze (miracoli, demoni, paradiso dei bimbi, Millennio 1). Quale ricchezza di dottrina parlando del mondo ro­mano e del mondo orientale I Quale brillante genialità nel ritrarre il carat­tere degli Italiani e dei Francesi scegliendone acconci giudizi ! Egli mostra, inoltre, una veramente saggia e novatrice concezione dei diritti e dei doveri umani rispetto al lavoro e alla vita. Tale è la sua proposta di riduzione dei troppi giorni di festa ritenuti da lui inutili e dannosi (voi. VII, p. 477, linea 51 e seguenti). Tale, pure, la abolizione proposta della pena di morte nell'as­soluta eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (voi. V, p. 241, linea 2 e seguente). Chi non vede come non vi sia in lui, in queste sue affermazioni co­raggiose solenni e geniali, lo spirito del Verri e del Beccaria? T)
Cesare Cantù non fu dimentico di don Enrico Tazzoli amico affezionato e sincero ammiratore della sua cultura e della sua poderosa e complessa atti­vità letteraria. Accennando al supplizio del 7 dicembre 1852 e al capo spiri­tuale dei Martiri di Belfiore cosi egli lo ricorda, commosso, in modo significa­tivo e degno, nella sua Storia degli Italiani nello stesso anno del martirio glo­rioso di lui: Il giorno di S. Ambrogio si strozzò, fra altri, don Enrico Tazzoli professore di filosofia e storia al Seminario vescovile di Mantova raccomanda-rissimo per probità di costumi, limpidezza di ingegno, carità di opere. Ebbe
I) Ricordiamo gli analoghi concetti espressi dal Pellico ne! suoi Doveri degli uomini e dal Mazzini nei suoi Doveri dall'Uomo circa il lavoro amano, autori, questi, cho a Don Enrico Tozzoli, religiosi*!-imo repubblicano e mazziniano, erano cari e grandemente ammirati.