Rassegna storica del Risorgimento

1852 ; COSENZA
anno <1955>   pagina <476>
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Gustavo Valente
[formaggio]: (tu poi credo non ignori) la trama orditami da questo malvagio, ma Iddio me ne scampò ... Se pue [sic] occuparti di far servire l'assassino io ti manderò dieci piastre; riscontrami a vista, ma sì cauto onde non esser coglio­nato, dandoli dopo, tu mi comprendi.
Farai gradire gli attestati dela mìa più sincera stima al sig. D. Luigi Buffa, ed invero ho goduto nel sentire la sua condanna, io era in conoscenza dell'atto di accusa fatto da quella Jena di Procuratore Generale, e perciò temea molto pel buon amico. Distintamente abbraccio il sig. D. Leone Ricca di Saracena e son desideroso sapere se si è fatta la causa di D. Stanislao La Mensa, è cosa ni è dei fratelli di Paola. Spero in tempi divorzi abbracciar tutti questi prodi amici, che credo non lardi. Mi saluterai al pari i sig. Elia. *) Vorrei dir tante cose al Gran Gregorio, ma taccio, mentre la sua malattia è stata comunne a tutti. Si lasciarono le armi e ci hanno... [tre parole ir ri producibili], io il dissi a tutti ma non fui ascoltato, si lusingarono, ma col governo non si burla.
Io ho da quattro giorni anche lasciato il mìo due colpi, caminando col bastone mentre la condanna riportata di trenta anni e non di morte mi fa spe­rare una qualche cosa... non so qual sia quella mi darà la Gran Corte di costà avendo minacciato l'infame Intendente di farmi dare la morte esprimendosi con una persona così: è accapponato la Gra Corte di Catanzaro ma non così sarà qui. Poveretto me, al campo andiedi, un ribelle fui, e da quanti manigoldi debbo esser sentenziato? Vada come si vuole affronterò tutto con animo rasse­renato, a freddo, e con gioia abraccio la morte polla santa.causa.
Compare mio bello, vedi che l'uomo sempre apprende, ed anco nelle disgra-zie: tu già sei divenuto poeta dentro alla chiusura; io nella campagna ho impa­rato a mangiare del pane di Germano, 2) di granone e di luppoli, e questo non pue credere come mi recrea bevendovi sopra la bella acqua fresca. Mi dici che tuttora si parla di te di comitiva con me, ciò è una cosa finita, sembrami dunque una fola... ti raccomando di non dimenticare l'assassino.
Le parole della lettera era sufficienti per fare ordinare dalla Gran Corte Criminale l'apertura di un'istruzione penale a carico di mittente e destina­tario. E poiché quest'ultimo si trovava trasferito nelle prigioni di Catanzaro, il Giudice Istruttore di Cosenza in data 11 dicembre 1852 pregava quel col* lega di sottoporlo ad accurato interrogatorio, dal quale, tuttavia, risultò appena che il Torchia, prima della carcerazione, aveva conosciuto, e ser­vito col suo mestiere di muratore il sig. D. Ferdinando Bianco di Bianchi-puro con lo stesso non ha mai avuto alcuna corrispondenza. Seppe in Co­senza l'arresto della di lui moglie e padre per una lettera che gli si portava dalla prima nelle prigioni, ma ne ignorava il contenuto. Ch'egli non aveva all'ari con esso sig. Bianco, né promessa alcuna gli aveva fatto mai di danaro per qualsiasi causa.
Naturalmente l'autorità non si ritenne soddisfatta e ordinò il prosegui­mento di istruzione, cominciando col sentire i notabili tutti del comune di Fedivigliano e di PittareWa.
X trentatre testi di Pedivigliano, in sostanza concordano con don Tommaso Burza che depone Francesco Torchia Toccio è un uomo onesto, egualmente lo è
1) Son tutti nomi di inquisiti per i fatti del 48 ed attività negli anni seguenti.
2) È una segale introdotta m Calabria da Carlo V durante la sna visita, e perciò (ietta. Germano.