Rassegna storica del Risorgimento

1852 ; COSENZA
anno <1955>   pagina <477>
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Vanno di Belfiore in provincia di Cosenza 4cll
Giovanna Calfa Piraino e Mariantonia Pingitore, questa ultima fa la viven-dugliola, e perciò gira per i paesi, [ignorando'] se costoro conoscessero il reo di Stato D. Ferdinando Bianco e se ci avessero corrispondenza. Giovanna Calfa a più di dodici anni è divisa di economia da Francesco Torchia ed abita in casa separata da quello, ed un tempo vi stava, col marito Nicola Torchia, ora carcerato in Cosenza. Soltanto Giovanni Fuoco attesta che: ...per detto pub' blico [ha] inteso dire che Francesco Torchia Tordo sia stato amico con i rei di Stato signori Don Francesco Federici e D. Ferdinando Bianco, tanto vero che un anno addietro circa, avendo io discorso con Pietro di Maddalena, costui mi disse che in tempo di notte aveva incontrato quattro persone armate di schioppo e vollero insegnata la casa di Francesco Torchia Jusca, e poi si erano diretti alla vinello di Francesco Torchia Tordo. Giovanna Calfa abita sepa­rata di economia di Francesco Torchia Toccio suo suocero ...
Risultava pure, però, che Nicola Torchia, D. Nicola Marasco Gabriele Bianco ed altri per cause politiche erano in buono accordo e vivevano in lati­tanza col noto D. Ferdinando Bianco, sotto il di cui comando erano stati negli accampamenti rivoluzionari in Catanzaro. Però Gabriele Bianco, ad oggetto di venire indultato, prima denunziò D. Saverio Bianco, fratello di D. Ferdi­nando, incolpandolo di cospirazione alta vita del generale Nunziante, per cui ne fu tratto agli arresti; e poi avendo tirato con inganno in una casa di cam­pagna il Marasco, facendolo fuggire sotto pretesto di essere giunta la forza che voleva arrestarlo, gli tirò un colpo, e lo ammazzò: e la stessa trama avrebbe fatta contro D. Ferdinando Bianco, qualora egli non avesse avuto Vaccortezza di liberarsene. U perchè inimicizia capitale il sudetto D. Ferdinando aveva con esso Gabriele Bianco, per la quale avrebbe voluto vendicarsi di lui con la morte. A questo quindi e non ad altro debbono indersi riferibili l'espressioni della lettera ...E difatti Gabriele Bianco trovatasi allora anche detenuto in Cosenza. Si è detto pure pubblicamente che quando il ripetuto Gabriele Bianco era ristretto nelle prigioni di Catanzaro, anche colà il D. Ferdinando aveva cercato di farlo uccidere.
Antonio Cardamone di PittareUa ha dichiarato che a quindici luglio 1852 nd boschi di Soveria aveva incontrato Don Ferdinando Bianco reo di Stato con un tal Mauro di Grimaldi, fuggito dalle prigioni di Cosenza; ambedue erano armati di schippo, pistole e coltello. Bianco consegnò a Cardamone una lettera per ricapitarla al sig. de Guzzis in Scigliano, nella quale il Bianco scrive al Guzzis: Mio carissimo amico, non ho potuto adempiere al mio affare perchè attendo vostra risposta di quanto rimasimo in Misuraca dal nostro caro amico, per cui ne attendo subito riscontro con mandarmi la persona che voi sapete in casa del sig....l) che colà mi troverà e combineremo Vaffare.
Quest'ultimo particolare, naturalmente, aumentò il moto della mac­china della giustizia. II giudice Ferrari di Scigliano interroga subito dicias­sette persone per aver lumi e prove sulla persona e l'attività del De Guzzis. Le testimonianze concordano tutte con quella resa dal Sac. D. Basilio Maria Talarico il quale dice che D. Fedel Maria de Guzzis uscita la Costituzione dimostrava essere di sentimenti liberali, però essendo unico, padre di molti figli, cresciuto ad una vita letteraria ed alle scienze, mi consta in buona coscienza
i) in bianco anche nel documentcv