Rassegna storica del Risorgimento

SPAGNA
anno <1955>   pagina <483>
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Rapporti tra l'Italia e la Spagna nel Risorgimento 483
mento, col suo libro, -veramente importante, intorno alla Repubblica romana del 1849. Ecco l'altra faccia della medaglia. Il moderatismo spagnuolo, cioè il gruppo liberale di tendenze conservatrici, e, in questo momento, anche dit­tatoriali, sotto il governo del suo capo militare e politico, generale Narvàez, si fa presente in Italia con l'intervento diplomatico e politico in favore del papa Pio IX. Questa storia risponde alla nuova mentalità degli antichi ceti del liberalismo spagnuolo. Mentalità di dottrinari, sconvolti per l'azione rivoluzio­naria del popolo tra il 1834 ed il 1842; sopraffatti dagli uomini nuovi entrati nel partito: aristocratici e borghesi arricchiti con l'acquisto delle proprietà nazionali, dei beni secolarizzati della Chiesa; banchieri ed industriali colle­gati nell'opera dell'equipaggiamento moderno della nazione; ed, infine, gli stessi cattolici, inclusi sotto l'appellativo di vecchi cattolici, per distin­guerli rispetto ai carlisti, o assolutisti agrari, ed ai neo-cattolici, carlisti più o meno legati alla monarchia borbonica ed al sistema costituzionale.
Ma la rivoluzione italiana del 1848-1849 colpì più profondamente la società spagnnola di quanto non appaia nel lavoro del Garcia Rives. Conservatori e liberali moderados e progresistas, nel vocabolario politico spagnuolo del­l'epoca si appassionarono allo sviluppo degli eventi italiani. È da fare una ricerca metodica intorno a tuta questione così interessante. Ma noi pos­sediamo numerosi fatti che mettono in rilievo l'intensità di questo influsso. Prima, tra il 1840 ed il 1865 si diffusero in Spagna con una certa abbondanza libri sulla storia e la politica italiana, oltre a quelli puramente letterari: il che corrisponde al crescente interesse della popolazione per le vicende ita­liane. Essi sono traduzioni di opere straniere o anche testi originali, poco soddisfacenti per la loro sistemazione storica, ma pieni d'amicizia e d'amore verso l'Italia. Fra i primi, non dobbiamo dimenticare le storie dell'Italia del Visconte D'ABTAUD (Historia de Italia, Barcelona, Imprenta de la Guardia Nacional, 1840) e di JTJLES ZELLER (Historia de Italia, tradotta da J. Belza, Madrid, 1858). Anche nelle biblioteche private dell'epoca figurano diversi libri francesi relativi a questa stesso argomento: le Histoires de Grece et d'Italie, del DUPONCBEL (Paris, 1846); VHistoire d'Italie, del LEO (Parigi, 1856); VAbregé de VHistoire d'Italie, dello ZELLER (Parigi, 1865), e le traduzioni fran­cesi delle storie degli Italiani del GARTÙ e del BALBO (1859, 1860). Gli Spa-gnuoli leggevano anche le Lettres italiennes, di CHARLES DE LA VARENÌNE (1859) e L'Italie des italiens di LOUISE COLET (1862).
Questi ultimi libri ci immettono nella corrente della polemica politica dell'epoca. La borghesia leggeva tali opere non soltanto per farsi un'idea dello sviluppo stòrico italiano, ma anche per procurarsi argomenti per le sue stesse rivendicazioni in Spagna. Gli eventi del 1848, soprattutto, colla loro ripercus­sione nelle coscienze dei cattolici e dei progressisti, stimolarono il desiderio d'approfondirsi nei particolari della politica italiana. Si ebbero, dunque, due generi di letteratura intorno all'Italia: quella di destra e quella di sinistra. I moderati ed i cattolici di ogni classe leggevano la traduzione del libro del vi­sconte D'ARURCOURT, La Italia roja o historia de las revoluoiones de Roma, Napoles, Palermo, Mesina, eie, pubblicato nel 1851, opera pienamente rea­zionaria, che portava in primo piano queste parole:
En Italia los carbonarios crearon las sociedades secretus, quo fundaron la Joven Italia; està con du eia a la repùbblica unitaria, y al cabo de todo osto estaba la Italia roja.