Rassegna storica del Risorgimento

CUSIN FABIO
anno <1955>   pagina <514>
immagine non disponibile

AMICI SCOMPARSI
FABIO CUSIN
La scomparsa di Fabio Gusin ha lasciato nell'anima di molti suoi colle­glli e compagni di lavoro un fondo amaro, come di oscuro rimorso. . Oli, se (forse qualcuno rimpiange) avessi tollerato con maggiore umana com­prensione le sue esplosioni polemiche 1 Oh, se avessi tenuto conto che egli non scattava per difendere o ingrandire se stesso o un suo clan (in realtà Cusìn non aveva clienti: era solo, e fino all'ultimo rimase, come studioso, solo), ma per restare fermamente, ostinatamente controcorrente: contro anche i suoi particolari interessi, cattedratici o editoriali. Effettivamente non era facile a nessuno conservare con lui i soliti rapporti cordiali, o almeno formalmente corretti, che regolano in genere gli scambi tra gli studiosi, pro­fessori e no. Solo alcuni pochi tra questi, superiormente saggi, ovvero capaci di penetrare a fondo (fors'anche per una forma di affinità psicologica), il suo tormento, gli restarono amici fino all'ultimo, resistendo impavidi alle docce scozzesi, cui essi pure venivano da lui imparzialmente sottoposti. Ma anche le reazioni e le inquietudini degli altri, cioè dei più, erano per lui una prova esaltante di aver bene combattuto la sua battaglia, in modo conforme alla sua intransigenza donchisciottesca, per il mondo di purezza che portava chiuso dentro di sé (e che ogni tanto lampeggiava da quei suoi occhi fissi e lontani, caratteristici di coloro che ascoltano interni richiami).
Chi l'ha combattuto, rispondendo ai colpi con altri colpi, è stato dun­que un personaggio necessario di quella sua romantica costruzione, non meno di quei pochi che sono riusciti a penetrare dentro la corazza che egli volu­tamente frapponeva tra sé e la vita culturale italiana, per lui sorda e cieca, chiusa nella sua tradizionale pratica di conformistica viltà.
A questa visione, in qualche modo, messianica, nata, cioè, dalla esa­sperazione di un animo offeso e sognante la redenzione degli Italiani, Cusin arrivò a poco a poco, di mano in mano che la conturbante esperienza del fascismo prima e della delusione seguita alla caduta di esso, non lo strappò dall'accettazione e quindi dalla comprensione del mondo in cui si era for­mato e in cui viveva. Una volta compiuta fino ai fondo la parabola, egli si trovò quasi un altro uomo, come se avesse spezzato in due il corso della sua attività di storico e di polemista. Prima della rivolta, egli era stato accu­rato e acuto chiarificatore di complessi problemi di storia medioevale, inserendosi nella rosa dei nostri migliori studiosi. Appartengono a questo , ciclo (fra gli altri) i lavori sul Confine orientale d'Italia nella politica europea del XIV e XV secolo (2 voli., Milano, 1937-38); su Le aspirazioni straniere sul Ducato di Milano e l'investitura imperiale 1430-1450 (in Archivio Storico Lombardo del 1937), Per la storia del castello medievale (in Rivista Storica Italiana del 1939), che rappresentano, ancor oggi contributi vivi e mossi.