Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1955
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pagina
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516
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PIETRO REGGIANI
Si è spento a Forlì il 13 di gennaio il dott. Pietro Reggiani, presidente del Comitato forlivese del nostro Istituto. Gli amici cultori di storia del Risorgimento lo avevano rivisto per l'ultima volta al congresso di Messina nel settembre scorso, e gli amici romagnoli erano stati si può quasi dire suoi ospiti qualche giorno prima, in oecasione della annuale assemblea della Società di Studi Romagnoli, che si era tenuta nella sua città*
La sua morte è stata improvvisa: e lo ha colto mentre attendeva a una di quelle numerose mansioni di pubblico interesse, a cui la stima della cittadinanza lo aveva da molti anni chiamato, e che egli svolgeva con una abnegazione, una probità e un entusiasmo che costituivano gli aspetti più salienti della sua figura. Un tipo di uomo di antico stampo* che si dedicava con lo stesso zelo alla sua missione di pediatra (si era specializzato una quarantina di anni fa a Parigi e a Londra) e alla illustrazione della storia e dei-Parte della sua città, dove era nato da famiglia patrizia nel 1880.
Il numero dei suoi scritti non sarà forse facilmente ricostruibile, sparsi come essi sono (e molte volte solo siglati) in giornali e riviste locali e in fogli d'occasione: essi vanno dalla breve, ma succosa, precisa notizia di un ritrovamento archeologico, o dalla accurata illustrazione di qualche figura poco nota, o dalla esatta ricostruzione di un episodio di storia locale (sfogliare per gli ultimi trent'anni Resto del Carlino, Corriere Padano, Il momento. La Madonna del Fuoco, Forum Livi), ed articoli di maggior lena, come ad es. quelli su Forlì romana (in Emilia Romana, secondo volume), su la chiesa forlivese, ora distrutta, di S. Francesco e la cappella Lombardini (La Pie, 1948), sul musicista Ugolino Urbevetano (letta al sesto convegno di Studi Romagnoli nel 1954). E uno dei suoi campi più coltivati per quanto i frutti sian sparsi in innumerevoli brevi note su fogli locali fu il Risorgimento: personaggi e vicende locali di secondo piano, ma da non lasciar sfuggire in dimenticanza, certi aspetti della vita sociale (l'assistenza e le professioni artigiane in particolare), la toponomastica e la topografia urbana dei due secoli scorsi, erano le cose che più risvegliavano il suo interesse.
Ma il ricordo più vivo di Lui, per chi ora ne scrive, rimane quello dei giorni a metà dicembre 1944, quando, per sua iniziativa e in buona parte con le sue mani, fu sottratta alla rovina la più bella opera d'arte che il Rinascimento ha lasciato a Forlì, cioè la tomba di Barbara Manfredi (1466) di Simone di Francesco Ferrucci. Una bomba aerea tedesca ad alto potenziale aveva raso al suolo la antica chiesa di San Biagio con gli affreschi di Pai-mezzano, e la tomba marmorea sottostante agli affreschi per quanto protetta da un muricciolo era andata in frantomi. Lo ricordo fra quelle inace-rie, con Paiuto di pochi amici, operai e studenti, dissotterrare per cinque giorni di seguito frammento per frammento fino all'ultimo, ed estrarre alfine dall'urna sfasciata il corpo imbalsamato della giovane Barbara, con una pietà che non so dire se più di medico o di religioso. Di questa sua opera Egli pregò sempre di non parlare diffusamente, e fu pago che i suoi concittadini accogliessero il suo consiglio di ricostruire quella tomba nella romanica basilica di San Mercuriale, la più bella e nota della sua città, ai cui restauri, iniziati per suo incoraggiamento alcuni anni fa, Egli rivolse fino al giorno della sua scomparsa vigile e assidua cura.
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