Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <521>
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Libri e periodici 521
sandola dì oscurità, di barbarie, d'eresia letteraria, d'impertinenza filosofica, di singolarità, di ferocia, di plagio , e per giunta dì ridondanza di parole e di sconnessione nei pensieri. È l'inizio della lotta, che dovrà sostenere, degli invi­diosi e degli ipocriti pedanti che tenteranno, come vedremo, di colpirlo celando sempre la mano e che gli moveranno continue accuse senza peraltro mai ci­mentarsi alle prove, gridando dietro il sipario, ai quali egli opporrà il suo animo fermo e inflessibile senza rossore e senza pentimento , serbando tutto per sé l'indipendenza della mente.
Intricato dai debiti per le spese di casa, a Pavia, e per l'acquisto dei mobili, se ne torna a Milano verso la metà di giugno per terminare il Montecuccoli , con il proposito di fermarsi il meno possibile, perchè la città gli par divenuta una cloaca, desideroso di fuggire il chiasso, il caldo, le novità, e attendere alla campagna e ai libri in una casa sul lago di Como, all'aria aperta e in mezzo alla verdura, in compagnia del diletto Giulio di Montevecchio. Ma il 17 è ancora a Milano, in una meschina stanza di una locanda con poco appetito e con pochissimo prò, da cui esce solo per star lunghe ore vicino alla Bignami in­ferma, che par vada consumandosi lentamente, con nna tosse continua e una violenta palpitazione che le agita il cuore senza posa. H poeta teme di perderla (l'aveva conosciuta un anno prima all'incirca) e quando sta solo rimane stupido e rattristato come se sedesse sul suo sepolcro.
La donna guarirà, ma le continue cure amorose di Ugo per l'ammalata e qualche imprudenza desteranno la gelosia del marito e la diffidenza della casa, ricche egli sarà costretto ad abbandonarla con, suo grandissimo dolore si che gli parrà di aver perduto, con la vista della bella persona, ogni piacere, ogni speranza, ogni sensazione della vita. Non sono più- né padrone né memore di me (scrive il 1 luglio da Milano al Montevecchio): temo di trovarmi solo: le idee mi vacillano nel cervello il cuore mi batté sempre a palpiti immenai la penna mi trema nella mano; non scrivo più nulla, e quasi a nessuno. Ma ag­giunge: le forze sono prostrate, ma non distrutte; si rialzeranno con più vigore. Son passati ormai gli anni torbidi della giovinezza! Non più gli balena avanti l'idea del suicidio; il dolore lo prostra ancora, ma non lo vince. Ei sa frenare ormai l'inquieto disordine delle passioni. Alla fine del luglio è finalmente a Como, in casa Resta, a Borgo Vico, sul lago; oppresso dalla fatica, dal caldo sofferto a Milano, dalla malinconia. Gli dan conforto, oltre la compagnia del buon Giulio, le lettere affettuosissùne del Brunetti, che sa perdonargli i falli con nobili sensi e con soave pietà, e i dotti conversari con l'ottimo Giovio, che lo invita sovente in città e in villa e lo presenta alla famiglia che avrà per lui nna viva ammi­razione: una figliuola, come si sa, si invaghirà ben presto del poeta, il quale non sarà insensibile (e si spiega, data la sua natura), alle doti fisiche, ma soprat­tutto all'ingenuità e alla rara gentilezza di cuore della giovine donna. Sulle reali vicende di questo amore, intorno al quale ben poco di nuovo sa darci la presente raccolta (ma fu vero grande amore o solo profonda simpatia?) si sono sbizzarriti i pettegoli ricercatori delle intimità del poeta, e spiace includere tra essi il Brambilla, che ci ha lasciato sull'arte del Foscolo alcuni saggi agili e acuti. Egli lamenta che Ugo non sia stato capace di fare due sacrifici contemporanea­mente, cioè di lasciare la Bignami e la Francesca Giovio, che il poeta (così asse­risce con prove in gran parte fantastiche) amò nello stesso tempo, anzi quando già era in formazione, a sua detta, un altro veemente amore per la contessa Batta­glia; e addita ai psichiatri la novella materia di studio di un uomo che in* treava gli amori più torbidi con la sua straordinaria e spaventosa tendenza poligamica, segno indubbio, a suo avviso, di arresto di sviluppo morale. Ma quando verrà il biografo del Foscolo che ne studi la vita sotto l'aspetto unica­mente spirituale e sappia dimostrare che non fu un cinico rie unii belva tonano ,