Rassegna storica del Risorgimento
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1955
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Libri e periodici
come lo dipinse il Cantò, ma vide nella donna, più che il lato sensuale l'immagine dell'eterna bellezza, fonte di gioie serene, di aspirazione al sublime, di lenimento (soprattutto a lui, privo di affetti domestici e ramingo di paese in paese) agli intinti dissidi e alla desolata solitudine? La bellezza egli scrisse è una specie di armonia visibile che penetra soavissima nei cuori umani: chi la contempla può alienassi dai sensi ed eccitarsi ad azioni generose.
Il 14 ottobre del 1809 lascia Como senza farvi più ritorno (è concluso ormai l'episodio sentimentale con la Francesca) e torna a Milano. Ma qui, ove si sono acuite le lotte municipali e son visti di malocchio i propensi a Napoleone, si accrescono ogni di contro di lui i malevoli, che cercano con ogni mezzo di rimproverare, per la loro mediocrità, l'intelligenza e la alterezza morale del poeta, imputata a vanità. Il primo a rompersi con lui è il Monti per un giudizio spassionato del Foscolo sui versi dell'Arici in morte di G- Trenti; né mai più i due, già amiconi, si rappattumeranno. L'ultima lettera scritta al Monti, nella quale gli manifesta le ragioni del definitivo distacco, sono la prova più certa della generosità incomparabile dell'animo suo. Egli sa che l'amico di un giorno va ora condannando nei pubblici ritrovi quegli stessi giudizi letterari che tante volte aveva invece confermati come santissimi e giusti ; ma Io sfida a trovare ima sua lettera che parli di lui se non. per lodare le sue opere scritte. E confessa che si taglierà la mano piuttosto di scrivere una parola contro di lui. Non, può più continuare a fidarsene per il suo carattere irrequieto e credalo e per la diversità di sentimenti, di principi e di pratica nella vita; ma non dimenticherà mai che abbia lodato i suoi scritti e gli perdona tutto e lo prega di perdonargli i suoi molti difetti, e lo esorta sinceramente di non affratellarsi con i malevoli scrittorelli del tempo e di lasciarli vivere nella loro illusione che essi non han altro scopo che d' incitarlo alla zuffa . Ma non solo son ora aumentati gli avversari: lo abbandonano anche quelli che prima gli eran larghi di lodi sincere. E a lui, che non scrive panegirici per i potenti e non si vuol inchinare ai nobili milanesi, danno addosso soprattutto le dame che intrigano nei salotti; e spicca tra esse Anna Vadori, la Pitonessa dell'Eunocomia , di cui fan parte il Monti e il Lampredi e il Gianni e il Lattanzi e il Couriel e il Calepio e altri Scribi e Farisei che si congregano per crocifiggerlo. E, con altri di poco conto, il Monti e il Bianchi e l'Anelli spingono l'incauto Bottoni, superbo avventuriero, anche se editore eccellentissimo, a gittar sul Foscolo la terribile accusa di avergli depauperata la borsa per le revisioni della stampa dei Sepolcri e del Esperimento . Le accuse risultano false e il Bettoni è costretto da un giuri -d'onore a disdirle, ma lo sdegno del poeta è immenso. In ima lettera furente indirizzata al Bettoni (ma forse non pervenutagli) Io taccia di impertinente, di codardo, di ciarlatano, assicurandogli che lo punirà, a suo tempo, con il farlo pubblicamente l'animale più tristo del mondo; ma, magnanimo, com'egli è, finirà per perdonare.
Né vuol vendicarsi con facili epigrammi della turba che si genuflette ai tiranni trascurando la faticosa e nobile gloria; vuole andar per la sua strada or correndo, or adagio, or riposando, ma con la certezza d'incontrarvi quei pochissimi che sentiranno tanto onore: : coraggio d'avviarsi con lui. A spronarlo a non impiegare il bell'ingegno che ebbe in dono dalla natura in gucrric-ciolc letterarie e a confondere i nemici con il dare alla luce sol cose che gli accrcscan riputazione si adopra senza posa, con lettere tenerissime e serene, una donna che gli fu sempre cordialmente e veracemente attaccata, la fedelissima Isabella Teotochl Albrlzzi, di alto intelletto e di candido cuore, una bella figura muliebre, ben degna di essere meglio conosciuta e stimata. E a lei, che di contìnuo lo incita al lavoro, perchè non deve mai star ozioso quel sommo talento, il poeta rassicura che non presume di far ridere il pubblico alle spalle della stoltezza e della vanità* ma che sta dietro a lavori più seri che Io salveranno