Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <528>
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528 Libri e periodici
Questa decadenza dell'erudizione storica locale potrebbe far nascere un senso di accoramento per le sorti della cultura della provincia italiana, ma in tale cultura, per quello che riguarda il campo della storia, sta avvenendo un fatto nuovo, che, come tutte le novità, è foriero di buone speranze.
Sta sorgendo infatti una nuova storiografìa locale che solo in parte deriva dalla tradizionale erudizione e che ambisce porsi, per i suoi interessi più ampi, non tanto come ricerca erudita, ma come vera e propria storiografìa, anche se con oggetti più limitati e circoscritti, memore dell'apporto dato alla storiografia nazionale da studi locali del genere di quello di Salvemini Magnati e popolani a Firenze*...
Questa nuova storiografìa non si interessa più, come dice giustamente A. M. Ghisalberti nell'arguta introduzione allo studio della Festucci, dell'esatto numero dei fori lasciati dalle pallottole borboniche sulla giubba di un oscuro gari­baldino o delle stanze in cui dormi uno dei suoi molti sonni l'Eroe dei due mondi, ma tende a far rivivere in tutti i suoi aspetti la vita reale di una deter­minata località e ciò non solo per contribuire con qualche pietruzza al grande mosaico della storia nazionale, ma anche perchè è convinta che certi fatti, e feno­meni storici debbano essere studiati proprio in vitro, nella loro concretezza, per esser veramente compresi nella loro complessa realtà. Essa si interessa preva­lentemente dell'epoca risorgimentale e post-risorgimentale, a differenza dell'eru­dizione tradizionale che di preferenza si occupa del medioevo e dell'età moderna; e questo perchè sente la necessità di chiarire nel suo processo genetico la situa­zione attuale della vita nazionale, e può rappresentare quindi anche un impegno operoso volto a formare una più viva coscienza civile e nazionale.
Della serietà di intenti di questa giovane storiografia locale è anche indice l'atteggiamento preso nei suoi confronti (ben diverso da quello tenuto verso la vecchia erudizione) dalla storiografia maggiore ed accademica, la quale l'ha accolta molto benevolmente e favorita, anche se non ha mancato di rintuzzarne debita­mente qualche posizione presuntuosa. *)
In varie università, infatti, si sono discusse tesi di storia locale e per quello che riguarda Jesi, oggetto del libro esaminato, sono in corso di facimento ben tre tesi sul periodo del Risorgimento e su quello immediatamente precedente, assegnate dall'Università di Roma.
Abbiamo detto che questa nuova storiografia locale è solo in parte una filia­zione dell'erudizione tradizionale: il legame che a questa la tiene avvinta è forse solo quello dell'attaccamento e dell'amore verso la terra natale, che spesso è oggetto della ricerca dei vecchi e dei giovani studiosi; ma i suoi interessi culturali sono più vasti e il suo respiro storico più ampio, almeno nelle sue migliori manifestazioni.2)
Per quello che riguarda le Marche, che qui specificatamente ci interessano, questa giovane storiografia vorrebbe porsi come l'erede diretta della vecchia e gloriosa storiografia risorgimentista degli Spadoni, più che ricollegarsi alla erudi­zione tradizionale ancora in vita. Essa, in altri termini, vuol essere una ricerca tendente a mettere in luce la storia della regione e non una ricerca fram­mentaria e spesso casuale di fonti, documenti e monumenti, che, considerati come avulsi dalla vita degli uomini che li crearono, restano freddi e incomprensibili.
Il lavoro della Festucci si pone nel solco tracciato da questa nuova storio­grafia locale ed anche se è il frutto di una tesi di laurea, e dei lavori di tal genere
ì) Vedi, ad esempio, LUIGI BULFERETTI, La storiografia italiana dal Romanti­cismo al Neo-idealismo in Questioni di storia contemporanea. "Voi. UT, Milano, 1953..
2) Vedi, ad esempio, ERNESTO RAGIONIERI, Un comune socialista: Sesto Fio-ventino Roma, 1953.