Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <530>
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530 Libri e periodici
tribuire all'affermarsi della nuova storiografia locale del Risorgimento e pertanto, come dice A. M. Ghisalberti nella Premessa, merita il riconoscimento e l'inco­raggiamento degli studiosi per l'ainio che ne viene alle loro ricerche e conclusioni .
RAFFAELE MOLINELLI
GIANNI GERVASONI, Angelo Mali Bergamo, Edizioni Orobiche, 1954, in 8, pp. 86. S. p.
Ninno meglio del Gervasoni, un valoroso erudito bergamasco alle cui cure pazienti e intelligenti è stata affidata la raccolta dell'intero Epistolario del Mai, era in grado di darci una rapida, ma succosa biografia del celeberrimo cardinale, il lavoratore instancabile che riuscì di anno in anno a stupire il mondo con le sue scoperte di tesori di antica sapienza, null'altro desiderando, come egregia­mente dice nella prefazione il vescovo Piazzi, che di sapere e di donare>. Nato a Schilpario, in quel di Bergamo, nel 1782, da poveri genitori, frequentò prima, giovinetto, le scolette di elusone, poi la Rettorica nel seminario di Bergamo; ma, chiusosi il seminario per l'invasione degli austro-russi, si trasferi a Colorno, ove compi la sua preparazione ecclesiastica sotto l'alta paternità spirituale dell'ex gesuita PignateHi, santificato nel 1954.
Essendo uno dei primi novizi della Compagnia di Gesù, disciolta nel 1773, e ricostruita solo nel 1814, fu costretto a peregrinare per più sedi, pur non trala­sciando mai i suoi studi, ma incontrando parecchie disavventure e riducendosi anche, spesso, a vivere stentatamente, sino al dicembre del 1810, allorché, per appoggio dei conte Gilberto Borromeo, entrò, quale scrittore di lingue orientali, nella Biblioteca Ambrosiana. D'allora hanno inizio la sua febbrile ricerca di palinsesti, i suoi ampi raffronti su testi editi e inediti, i suoi numerosi accertamenti di dati critici e paleografici in relazione alle edizioni che via via seguivano, offerte dalla munificenza dei mecenati del tempo.
Il suo nome divenne ben presto famoso non solo in Italia, ma in tutta Europa e molte accademie straniere lo vollero socio nei loro consessi: tra le altre, quelle di Amsterdam, Dcs Inscriptions et Belles Lettres di Parigi, della Società per le Fonti germaniche del medioevo di Francoforte, della Università di Vilna, della Società di lettere storia e antichità della Svezia e di Belle arti e letteratura di Gand.
Nell'agosto del 1818 gli fu offerta la prefettura della biblioteca Vaticana, che si trovava in una situazione non molto brillante; ma solo 19 mesi dopo egli parti per Roma, avendo voluto compiere importanti lavori già iniziati.
Per i suoi meriti eccezionali di profondissima dottrina il 12 febbraio 1838 fu elevato all'onore della porpora.
Non risponde agli intendimenti di questa rivista trattare diffusamente delle vaste indagini del grande studioso: basterà dar qualche cenno fugace dei suoi ritrovamenti di antiche scritture che suscitarono maggiormente l'entusiasmo mon­diale. Durante il soggiorno ambrosiano rintracciò il codice omerico appartenente alla libreria di Gian Vincenzo Pinelli e rinvenne i frammenti sconosciuti di sei orazioni ciceroniane, dei nove libri delle Antichità romane di Dionigi di Àlicaraasao, la cui stampa, del 1816, dedicò a Francesco I d'Austria, delle lettere di Frontone, di opere di Plauto, di Terenzio, di Iseo. Durante la sua Prefettura a Roma scopri, con generale meraviglia, il De re pubblica di Cicerone (il palinsesto 5757, già bobbiese, della Vaticana) ricercato invano dal Petrarca, dal Poggio, dal Bruni, dal Ramnsio, dal Bessarione; ritrovò altre lettere inedite di Frontone e molti nuovi testi di padri della Chiesa, di cui si servì, assieme con i già noti, per iniziare lo pubblicazione, nel 1852, della Nova Patrum Biblio­teca , un'opera monumentale, continuata poi dall'abate Cozza-Luzi sugli elementi