Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <531>
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Libri e periodici
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già raccolti dal Mai, opera nel campo della patristica paragonabile a quella del Muratori nel campo della storia medioevale.
Delle stampe del Mai uscite a Milano il Gervasoni dà particolari notizie nell'appendice al suo attento saggio : speriamo ch'egli voglia darci sollecitamente un compiuto indice critico-bibliografico di tutto ciò che il Mai ha prodotto con le sue ricerche fecondissime.
Qualche pagina dedica il Gervasoni anche al Mai come politico, dichiarando che egli fu uno dei cardinali di mente e di cuore più aperti ad illuminate riforme >. È un punto codesto su cui mi permetto di fare non poche riserve. Anzitutto non possediamo nessuna prova certa che egli abbia aderito spontanea­mente alla separazione del potere ecclesiastico dal potere civile e che fosse since­ramente persuaso della necessità di una riforma interna della Chiesa. H suo colloquio al proposito con Leonetto Cipriani, che ne fece un cenno, per altro assai vago, nella Nuova Antologia, non è invero sufficiente per illuminarci sulla vera portata delle vedute del Cardinale. Ma vi son all'opposto testimonianze abbastanza sicure che nei momenti più difficili per la Chiesa, nel 1848 e 1849, egli si disio* teressò del tutto del problema nazionale. Perchè, domandiamo noi, quando gli eccessi della plebe spinsero il Pontefice alla fuga, il Mai ricusò di seguire la triste sorte di Pio IX e se ne stette tranquillo a Roma, nel palazzo Altieri, su cui era affissa la indicazione che per nulla doveva essere disturbato ? E perchè, costretto ad allontanarsi dalla città in seguito ad una chiassata contro i gesuiti non ai recò neppure allora a Gaeta, ma preferi fermarsi a Napoli, ove continuò imper­territo i suoi studi, incurante della bufera che si addensava sulla Chiesa? E perchè, già prefetto della Sacra Congregazione dell'Indice, si dimise nel 1848 prima delle note condanne delle opere del Gioberti e di due opuscoli del Rosmini, opere che egli aveva dichiarate, durante la carica, immuni da ogni eresia dogma* tica? Posso, anzi devo credere, che il Gervasoni non ignori la lettera, curiosis­sima, del 16 febbraio 1849 del segretario di Curia Fioravanti, intimo di Pio IX, indirizzata al Padre Roothan, lettera che, peraltro, non è molto conosciuta. Vi si racconta che il cardinale Mai il giorno avanti si era presentato al Pontefice a prote­stare energicamente (e il Pontefice se ne dimostrò, naturalmente, sorpreso e afflitto) contro il silenzio e la dissimulazione usate sino allora verso le opere del Gioberti e anche verso il Rosmini, che (aggiungeva) ce della stessa farina del Gioberti e che perciò non era degno di essere elevato alla dignità cardinalizia. Di fronte a tali mutevoli atteggiamenti francamente siamo molto perplessi nel giudicare l'uomo (senza per altro associarci all'opinione del tutto negativa che su di lui espresse il Carducci). Ma ci meraviglia soprattutto il suo comportamento verso il Rosmini. Recatosi il filosofo a Napoli nell'abitazione del Mai per conoscere che no pensasse il Pontefice nei suoi riflessi, dichiarandosi, nella sua immensa umiltà, dispostissimo a rinnegare tutto ciò che fosse ritenuto nelle sue opere riprovevole, fu accolto dal Mai, che sino allora aveva dimostrato verso di lui la più ampia estimazione, con freddezza e con sussiego: dopo poche parole evasive lo licenziò con il pretesto di essere troppo occupato in quei giorni per ragioni di studio (ed erano giorni cosi agitati e fortunosi per il Papato!) per doversi occupare di cose che non lo riguardavano. Come è noto, il Rosmini non fu nominato cardi­nale, benché il Pontefice piò volte gliene avesse fatto personalmente sicura pro­messa, e pochi mesi dopo quel colloquio le sue Cinque piaghe della Santa Chiesa e La costituzione secondo la giustizia sociale furono messi all'Indice assieme all'* Opera omnia del Gioberti.
Noi è improbabile (e ne saremmo ben lieti) che qualche nuova luce sugli avvenimenti ricordati possano darci i volumi dell'Epistolario, attorno a cui sta lavorando con avveduto amore il Gervasoni.
Ma sia ben inteso che se debolezze ci furono nel Mai, esse non infirmano il suo altissimo valore, oltreché di paleografo, di filologo innovatore (merito non