Rassegna storica del Risorgimento
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1955
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532 Libri e periodici
ancora codesto degnamente riconosciuto); che egli invero si distaccò nettamente dal carattere umanistico tradizionale e (come acutamente annota il Gcrvasoni) portò tra i primi da noi nell'esame delle opere degli antichi un'investigazione obiettiva e sorvegliata non solo rispetto alle lezioni dei codici, ma estesa paranco alla ricostruzione compiuta, e su basi solide, dell'ambiente nei suoi molteplici aspetti in relazione al testo studiato. MARINO CIRAVECNA
ANGELO MAI, Epistolario,, a cura di GIANNI GERVASONI, con prefazione del card. Giovanni Mercati, volume T, giugno 1799-ottobre 1819; Firenze, Le Monnier, 1954, in 8<>, pp. XXIV464. L. 3000.
Il primo volume dell'Epistolario di Angelo Mai comprende il periodo 1799* 1819, il ventennio iniziale della sua attività di umanista, già tanto fecondo di ritrovamenti e riconoscimenti appassionanti. Il Mai nacque a Scbilpario (Bergamo) il 7 marzo 1782 e mori in Albano 1*8 settembre 1854 ; ricorreva dunque, lo scorso anno, il centenario della morte dello studioso insigne e quell'occasione fu scelta come pretesto per dare l'avvio alla pubblicazione delle lettere attorno alle quali da lungo tempo, se si considerano tutti gli articoli e i saggi preparatori, il Gervasoni lavorava.
Il maestro del Mai per i problemi morali e religiosi fu il padre Luigi Mozzi, gesuita ed autore di una lunga serie di scrìtti antigianscnistici che vanno da II falso discepolo di Sant'Agostino del 1779 al Compendio dei più importanti giudizi-delia Santa Sede sopra il baianismo, giansenismo, quellenismo del 1792 e che provocarono una risposta da parte del curato di Osio Superiore, sempre nella Bergamasca, Anton Giuseppe Volpi, con lo scritto Della vera idea del giansenismo. Lettera a Luigi Mozzi. Fu il Mozzi ad avvicinare il Mai alla Compagnia di Gesù della quale era stata promessa la ricostituzione. Nel 1804 il Mai fu a Parma, ma alla line dello stesso anno raggiungeva Napoli ; ma quando nel luglio 1806 i religiosi forestieri furono allontanati da Napoli, anche il Mai, assieme agli altri novizi, dovette abbandonare la città e, dopo una breve residenza in Roma, fu destinato a Orvieto, della quale diocesi era amministratore apostolico monsignor Giambattista Lambruscbini, lo zio di Raffaele. Più tardi monsignor Lambruschini riceveva il titolo di vescovo ma la diocesi venne poi soppressa dal Prefetto del Trasimeno ed il vescovo deportato in Francia per non aver giurato a Napoleone (1809); dopo due primi delegati, ne terrà allora le redini (1811-12) come provicario occulto lo stesso Raffaele, destinato ad essere a sua volta arrestato e deportato a Bastia.
Ma il Mai aveva già, in quegli anni, lasciata Orvieto dove aveva perfezionato e completato la sua preparazione di erudito a contatto con dotti e profondi cono-settori, di lingue antiche quali gli spagnoli Rocco Mencbaca e Pietro Monterò che possono essere considerati come i veri maestri del Mai. Da Orvieto egli passò per un breve periodo a Roma e da Roma, nel giugno 1810, in seguito ad un ordine del Viceré che obbligava tutti > sudditi del Regno d'Italia a rientrare nelle rispettive Provincie, dovette raggiungere Milano dove ebbe però la possibilità di iniziare la sua fortunata opera di ricercatore, scopritore ed editore di testi antichi: In Napoli e in Roma ho procuralo in questi passati anni di avanzarmi secondo le mie deboli forze nell'ebreo e in qualche altro affine orientai linguaggio, e in riguardo di ciò i degnissimi Conservatori dell'Ambrosiana hanno al presente avuto hi bontà di ammettermi a qualche impiego in questa grandiosa Biblioteca (p 41).
Veramente grandiosa la Biblioteca Ambrosiana se il Mai poteva rinvenirvi tanti codici e ricuperare tante importanti opere. Sono ventuno le opere edite dal Mai in Milano, diligentemente elencate dal Gervasoni nella Bibliografia posta in Appendice al primo volume dell'Epistolarioi dall'Iliade a Isocrate, da Cicerone