Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1955
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pagina
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533
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Libri e periodici 533
a Plauto, da Frontone a Porfirio, da Dionisio di Alicarnasso a Eusebio, è facile vedere in quale vasto campo spaziasse il Mai e come sapesse valutare l'importanza anche di autori allora scarsamente conosciuti; In questo lavoro così intenso e non ancora sorretto (orse da una esperienza sufficiente per poter affrontare questioni estremamente ardue, non potevano mancare le mende ed anche qualche grosso incidente, quale quello dell'opuscolo di Gemisto Plelone pubblicato dal Mai sotto il nome di Filone Ebreo. Ma si tratta, in quest'ultimo caso, proprio di un limite generale della cultura del primo Ottocento da parte della quale il nostro Rinaschnento appare quasi ignorato. Per giustificare il suo errore, scrive il Mai che Pletone è un copiatore degli antichi senza mutarne parola ed esprime cosi un concetto comune al suo tempo ed esteso a tutti gli umanisti: quello che mancassero di vera originalità rispetto agli antichi. Ma, a parte queste limitazioni, lo sforzo compiuto dal Mai appare formidabile e prestigiosa la sua attività. Niente meglio di queste lettere può offrire l'idea di un simile lavoro, delle difficoltà superate, dei problemi insorgenti dai diversi testi e spesso superate con delle intuizioni che rasentano i migliori risultati conseguiti dalla moderna filologia.
Nella Milano degli anni tra il 1811 e il 1819, il Mai appare invece quasi isolato : della cultura d'avanguardia che, in quegli anni, si professava in Milano, sembra che neppure l'eco sin giunto alle orecchie del Mai. Non si trova, in tutta la corrispondenza pubblicata, neppure un accenno ai fatti contemporanei, alle idee allora in circolazione: il Mai appare volutamente chiuso nella sua torre di erudito. Del resto questo suo atteggiamento di disinteresse per il movimento spirituale del suo tempo, trovava la sua contrapposizione nella assoluta incomprensione che gli intellettuali militanti provavano per la ricerca erudita e per lo stesso Mai (vedi, nel Conciliatore del 10 dicembre 1818, lo scritto di Ludovico Di Breme, Leggenda profetica del settimo secolo ; edizione a cura di Vittore Branca, Firenze, 1948, voi. 1, p. 452461; vedi anche la nota a pagina 461). Con il gruppo dei giovani sembra che il Mai mancasse di contatti ; in rapporti, invece, col Giordani, col Monti, con i letterati di una generazione passata e, in modo particolare, con Giuseppe Acerbi, il direttore della Biblioteca Italiana, la rivista dei classicisti , che largamente si occupò dei lavori del Mai, in contrasto con la mancanza di interessi per essi del Conciliatore; solo una volta nella rivista del Pellico e del Berchet si accenna ad un'opera del Mai, la cronaca del vescovo Eusebio di Cesarea, ma in un annunzio tipografico; ed è curioso che, mentre in quell'annuncio ci si ripromette di ragionare sopra questa fonte storica, e di chiarirne con severa indagine i pregi e il valore, in seguito a tale proposito non verrà dato corso (// Conciliatore, edizione Branca, p. 237), così che il Branca giustamente argomenta che l'annunzio era stato pubblicato solo come atto di omaggio del Di Breme, che ne era stato l'estensore, ai monaci armeni di Venezia e, in particolare, al padre Giovanni Zohrab, con il quale era in relazione;
Un preciso documento della mancanza di partecipazione del Mai alle cose del suo tempo, sono anche quelle notizie del Collegio di Orvieto che il Cerva soni pubblica nell'appendice del suo volume; si tratta di un breve diario che va dal settembre 1806 all'aprile 1810, un periodo cruciale anche per la diocesi di Orvieto che viene privata del suo pastore. Eppure il Mai si mantiene nei limiti della più arida e fredda cronaca, sembra evitare di esprimere giudizi sogli avvenimenti, pi un notevole interesse storico è solo quella relazione latina, attribuita dal Gervasoni al Mai, nella quale si descrivono i conflitti tra il vescovo di Orvieto e l'autorità politica per le pretese di questa ultima di celebrare una festa solenne in onore di Napoleone (p. 360*61 ).
Il Gervasoni ha compiuto, nel complesso, un lavoro altamente meritorio; le lettere sono presentate con estrema precisione, abbondantemente annotate; la bibliografia è ricchissima, così die i riferimenti sono sempre a portata di mano.