Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <536>
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v'ha altra razza superiore sulla terra per i suoi valori spirituali, riprenda il suo movimento ascensionale, rigetti il giogo disonorevole dello straniero, si dia leggi rispondenti alla volontà della Nazione. Ed è soprattutto indispensabile che sicno unite l'Italia e la Francia, perchè nessuna pace potrà essere durevole se non quando gli Italiani difenderanno la catena delle Alpi dall'Adriatico alle sorgenti del Reno e i popoli liberi sotto la protezione della Francia difenderanno il corso di questo fiume dalle sue sorgenti sino al mare. Concorra la Francia, alleata naturale dell'Italia, a darle l'indipendenza, ebe è più. preziosa ancora della libertà. Tutti i patrio ni italiani sono pronti ad arrischiare la loro fortuna e la vita per espellere gli Austriaci al di là delle Alpi; ma la stessa Austria dovrebbe sponta­neamente concorrere, senza che si debba versar sangue, ad erigere una possente monarchia italiana indipendente, tra essa e la Francia, la quale diverrebbe por casa meno pericolosa e per la vicinanza e per l'esempio. Il farsi cedere per com­penso un suolo più esteso nella Turchia europea con la cessione del Lombardo-Veneto sarebbe il solo mezzo savio, onorevole, avvantaggi oso per l'Austria per uscir fuori da una situazione mollo pericolosa . Ma vi è un altro problema da risolvere, e assai urgente: far cessare lo stato di disordine e di latrocinio che. perdura negli Stati pontifici ove nessuno è sicuro, perchè tutte le anni vi sono in mano dei birri. Bisogna ricondurre la Santa Sede alla politica che per tanti anni l'ha sostenuta. Il papa torni ad essere guelfo, protettore delle città e delle libertà, sotto la guarentigia e col sostegno di Francia, come lo fu mentre l'Italia si mantenne indipendente: la storia serva di guida alle potenze mediatrici, e l'Italia centrale potrà ancora uscire pacificamente dalle sue difficili condizioni presenti .
Ma il programma politico del Sismondi andava al di là dell'Europa: la sua riflessione filantropica, ereditata dall'illuminismo, ma da lui tradotta in termini concreti, gli faceva spingere lo sguardo ansioso a tutti i popoli oppressi, nei quali era offesa la dignità umana. Notevoli sono, al proposito, l'opuscolo sulle * conseguenze che si possono trarre per hi civiltà dalla guerra dei Russi in Levante (pubblicato a Parigi nel 1829), nel quale l'A. traccia con foschi colori il carattere del governo del sultano, un governo che si fa gioco della vita degli uomini con una ferocia da nessun'altra tirannide eguagliata e che ha fatto contrarre a tutti i popoli a lui soggetti i vizi più vergognosi, dando loro la ferocia, la frode, l'ipocrisia, la lascivia; e l'opuscolo India (uscito a Londra, ma pubblicato nel 1829 nella Revue Encyclopédique), del quale ci paion degne segnatamente di essere citate, per il loro spiccato sapore di profezia, le seguenti parole: i soggetti dell'India hanno diritto ad ogni sviluppo morale e intellettuale, a tutte le libertà di cui son capaci di godere; essi faranno nuovi progressi e se qual­cosa non sarà loro dato, se lo prenderanno da se; e se verrà il momento in cui questa forza immensa si rivolterà contro l'Inghilterra, questa cadrà ben dall'alto e cadrà con il rimorso di aver mancato al suo grande destino per un meschino senso di egoismo .
Nel rispetto del Sismondi per le forme istituzionali, nella sua concezione della libertà intesa come eguaglianza dei diritti e come opposizione ad ogni ostacolo del pensiero e nella sua fervida aspirazione a una rivoluzione morale in contrasto con la rivoluzione cruenta voluta dai giacobini il Marcelli giustamente ritrova i fondamenti del programma moderato italiano; e, in particolare, dei moderati toscani per i rapporti da lui enunciati tra l'Italia e la Chiesa.
Riguardo al problema romagnolo il Marcelli ritiene che nell'opuscolo del Sismondi Delle speranze e dei bisogni dell'Italia si debba ricercare la matrice delle idee esposte dal D'Azeglio negli Ultimi casi di Romagna . In verità (ed è uno studio ancora da farsi) vi Bono, a mio avviso, tra il Sismondi e il D'Azeglio, forse più che con altri moderati del tempo, evidenti contatti: in entrambi un