Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1955
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pagina
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537
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Libri e periodici 537
consapevole senso di misura; un grande concetto delia fedeltà e dell'onore, non solo tra gli uomini ma negli stessi rapporti tra le nazioni; il dispregio di ogni torma di violenza e di ogni illusione carbonara e cospirativa; la ripugnanza al compromesso e, sovrattutto, l'insofferenza di ogni astrattismo e di ogni presupposto dottrinario. MARINO CIRAVECNA
FRANCESCO RAVELLO, Silvio Pellico; Torino, S. E. I., 1954 in 8". pp. 289. L 1.200.
Biografia onesta, ricca di particolari, nell'insieme ben informata, agile e rliiara, ma piuttosto povera di scavo interiore. L'anima del Pellico fu molto più complessa che non si creda; che egli non fu un bacchettone e tanto meno un pusillanime, come lo si è ritenuto per alcun tempo ed è purtroppo ancor ritenuto oggi da qualche studioso che non sa del lutto liberarsi da preoccupazioni letterarie o politiche: dietro l'apparente umiltà e bonomia nascose una salda fermezza di sentimenti e di carattere, di cui son molteplici le prove, che il Ravello avrebbe dovuto mettere in più evidente rilievo per farne emergere la vera nobilissima figura. L'uomo che per tutta la vita conservò una sconfinata ammirazione per il Foscolo, cosi diverso da lui per temperamento e per affetti, soprattutto perchè non Io vide mai scendere ad artifizi o a piaggerie di sorta, e bollò invece audacemente di vigliacco il Indolissimo Monti quando si accorse che con estrema faciloneria mutava bandiera ogni volta che in politica ci fosse da affrontare un rischio; che quando abbracciava una causa vi si votava con tutto l'ardore dell'esser suo, incurante di ogni conseguenza sia pur gravissima (come nella redazione del Conciliatore, nell'attività della Carboneria in qualità di maestro, nel piano inteso con il Maroncelli per la fondazione di una < vendita clandestina); che nei costituti conservò sempre un atteggiamento impavido, sicuro di sé, sì da meravigliare lo stesso inquirente, finissimo conoscitore di coscienze, e uscito di carcere, dopo aver narrato al mondo le sofferenze subite, restò impassibile agli insulti dei male intenzionati di destra e di sinistra, fu, checché si dica, un forte, dotato di cuor dolce e gentile, ma d'impareggiabile energia spirituale. E la sua conversione non fu un semplice ritorno alla fede infantile, un'evoluzione naturale (come afferma il Ravello, parafrasando un antico giudizio del Luzio) di un animo squisito e tenero, la cui incredulità doveva svaporare al fresco contatto con i dolori della vita; un ritorno così fatto non avrebbe per nulla, o quasi, influito, mentre invero influì potentemente, su tutto l'ulteriore orientamento del suo pensiero e del suo costume; ma fu una faticosa sudata conquista, eroica, come disse bene il Papi ni, ottenuta con un processo catartico che gli fece scoprire il fondo misterioso della sua natura. Processo che giova, a mio avviso, a meglio comprendete il significato e il valore delle Mie Prigioni , opera, nella sua formo scarna e disadorna, di schietta bellezza, recondita e quasi pudica, cui convien accostarsi, per gustarla, con cuor sensibile e libero; e l'unica opera che di lui resta (e resterà ne* secoli), perchè sgorgata quasi di getto dall'intimo: espressione sincerissima della sua indole trepida, si, e delicata, soffusa di lieve malinconia, ma intensamente vigorosa; mentre tutto le altre son morte, comprese le tragedie, eccetto qualche squarcio qua e là, ealdo di passione. Neanco i Doveri raggiungono minimamente l'importanza del capolavoro; non già (come erroneamente scrisse tempo addietro il compianto Sterpa, che pure fu uomo di ampia cultura, confrontando l'operetta del Pellico con l'omonima del Mazzini) perchè al Pellico mancò l'abito della fede che solleva il peso delle parole , che anzi egli ebbe fede eletta e tenace ; ma perchè la morale, non. più. vivificata ivi dall'esperienza sofferta, si è fatta pura didascalia. Quelle pagine possono convincere le anime religiose, che vi troveranno indubbiamente un salutare Incitamento all'amore della virtù e del vero; ma non commuovono, come