Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1955
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pagina
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538
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538 Libri e periodici
vorrebbe il Rovello: non animate dal fuoco interiore non sì traducono mai in poesia. Si solva, sìy l' Epistolario , un dei migliori della nostra letteratura, perchè il Pellico vi ha profuso candidamente tutta la pienezza dell'animo in un confessarsi che rivela non già debolezza, ma onestà e dirittura.
I/A. è caduto nel suo lavoro in qualche inesattezza che mi par opportuno rettificare. Accennando, ad esempio, albi Carboneria) scrive, basandosi sull'autorità degli storici, che, importata in Lombardia da alcuni esuli napoletani rimpatriati dalla Svizzera e dalla Alemagna, si sarebbe diffusa nell'Italia meridionale sotto il regno di Murat. È la vecchia tesi del SÒriga, superata ormai da recentissimi studi, secondo i quali si può ritenere quasi per certa l'opinione che sulla sua formazione abbia influito soprattutto la politica inglese, intesa a dare alla corrente unitaria un carattere antinapoleonico. Oltre il saggio del Maturi sul principe di Canosa è da consultarsi, al riguardo, il III volume della vasta e informatissima opera del compianto Lucarelli sulla Puglia nel Risorgimento. Ivi egli sostiene che già nel 1805 la Carboneria era pienamente organizzata nel-l'Italia meridionale con carattere democratico e nazionale, staccatasi dalla Massoneria asservita ai francesi: con esso dovette fare i conti il Murat. Ancora. 11 primo numero del Foglio azzurro usci, è vero, come dice l'A., il 3 settcm> bre del 1818; ma la genesi del glorioso periodico va riportata molto più in su: per due anni il proposito della sua fondazione non ebbe esito, particolarmente per una certa diffidenza tra il gruppo di cui eran l'anima il Breme e il Pellico e il gruppo dei guardinghi, che faceva capo al Manzoni. All'accordo finale si deve il titolo, che per l'appunto ebbe per motto rerum concordia discors. Ma non fa una specie dello Spettatore dell'Addison , come scrive il Ravello. I fondatori ebbero d'occhio essenzialmente il Caffè, di cui seguirono l'indirizzo prettamente enciclopedico, pur avendo di mira sopra ogni cosa di farsi promotori e propagatori di un rinnovamento morale della Nazione. E che il Pellico, tra gli altri, fosse consapevole della continuità storica che legava i due periodici conferma la lettera diretta al fratello Luigi quando l'impresa era ormai per maturarsi. L'ultimo numero del Conciliatore uscì il 17 ottobre del 1819. Il Ravello non accenna a codesta data, ma riporta una lettera di Silvio al fratello, del 29 ottobre, nella quale (egli dice) il poeta dettava come l'epitaffio del periodico morente. Poiché il lettore poco avveduto può pensare che tra le due date vi sia una contraddizione, sarebbe stato bene che l'A. avesse ricordato che dopo il 17 ottobre due altri numeri furono apprestati, ma non videro la luce: rimasero in bozze senza data (e cioè i numeri 119 e 120). Fanno ora parte del Museo del Risorgimento di Milano. A cura di quel benemerito Municipio son state inserite, nel 1930, in un opuscolo dal titolo Pagine inedite del Conciliatore, ma in esse non figura più nessun scritto del Pellico. L'ultimo suo saggio comparve nel numero 115 : era la continuazione e la fine di una lunga recensione del volume del Dani : Histoire de la République de Venise .
Buone pagine ha il Ravello sui noti rapporti tra la marchesa Barolo e il grande patriota; però, in verità, egli non fa che ribattere con i soliti argomenti le accuse maligne dei denigratori politici. Avrebbe dovuto, pare a me, fare ciò che non è stato sinora fatto e che riveste un, indubbio interesse psicologico, e cioè indagare, serenamente, se proprio null'altro ci aia stato tra i due che una reciproca stima, dovuta soprattutto all'affinità di idee e di pratiche religiose. Vogliamo escludere senz'altro, per carità, ogni pensiero del Pellico che non fosse verso la marchesa casto e riservato; ma poiché egli aveva un'anima cosi mite e sentiva cosi fortemente gli affetti familiari ed ebbe sempre, sin dai primi suoi anni, un'adorazione per l'altro sesso, chiusa, sì, e represso, ma viva, io vorrei credere (e valga la mia interpretazione per quel che vale) che Silvio non potè non subire la profonda influenza di una creatura come la marchesa, intelligente, colta, magnanima, un angolo di bontà, di spirito, di buon umore come la dipingeva