Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1955
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pagina
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539
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Libri e periodici 539
hi ima lettera alla sorella o come la cantò con trasporto in una lirica: una mortale che dal Ciel tutti i doni ebbe più chiari: /poch'alme han forza d'intelletto uguale/ e fior del meditar, colgon si rari. / S'alza di fantasia su fulgid'ale / e a più posati ragionamenti è pari; / presta discerne il ver, pronta l'addita, / e tanta luce è da umiltà addolcita. / E aggiunge che può incantare con magia sempre novella e può, d'eleganti arti regina , espellere ogni sentimento affannoso. Un'influenza, eia ben intesa, pacata, ma altamente consolatrice, quale egli forse un tempo aveva sperato trovare nella donna dei suoi puri sogni. Comunque è da rigettare senza alcun dubbio l'ipotesi avanzata da qualche critico (e che ho Ietto ripetuta proprio di questi giorni su di una rivista), che, cioè, l'influenza sia stata assolutamente passiva, ai da costringer lui, ormai abulico e rammollito, ad inchinarsi supinamente all'imperiosa signora. Mi viene acconcio, al proposito, ricordare un episodio ben poco noto (ne ha rinfrescato in verità la memoria il Cesarmi in un suggestivo suo articolo comparso sul Messaggero di Roma), utile a dimostrare che, neppure negli anni successivi alla prigionia, contrariamente a quel che si suol dire, venne meno nel Pellico la fermezza delle decisioni. Nella primavera del '48 più veementi che mai si scagliarono le accuse contro la benefica marchesa. Poiché straniera di nascita, fu tacciata di tendenze ultra reazionarie e, tra l'altro, di parteggiare per i Gesuiti, e le fu. fatto capire che avrebbe dovuto lasciare Torino se le premeva la vita. La donna, abbatta ti ssiraa per la guerra che le si faceva, era ormai intenzionata di tornare in Vandea, sua terra natale; ma il Pellico riuscì a rincorarla, a persuaderla a non cedere a nessun costo, a camminar diritta, come sempre, per la sua via: cosi ella fece e il suo contegno dignitoso e perseverante rintuzzò le mene dei facinorosi.
Assai accurata è, in fondo al volume, la bibliografia, che peraltro non va oltre il 1949. Sarebbe però stato necessario, a mio avviso, non dimenticare le numerose pagine dedicate al Pellico dal Mazzoni nel suo Ottocento, le quali assieme con quelle, rapide ma assai acute, del Trombatore, son ancor oggi tra le più aderenti alla personalità dell'uomo e dello scrittore; il volume della Sticco sulla Poesia religiosa nel Risorgimento, ove son accenni originalissimi sull'animo e sull'arte del Nostro; e, per le opere tragiche, La tragedia del Porena, che fa parte della collezione vallardiana dei Generi letterari . Sulla fortuna del Pellico non fa punto parola l'A. Eppure è bene si sappia da noi che le Mie Prigioni ebbero subito larga diffusione nel mondo: tra il 1834 e il 1837 ne uscirono traduzioni a Bruxelles, a Cambridge, a Stuttgart, a Chicago; contemporaneamente ne apparvero in Russia, in Bulgaria, in Ispagna. Anche le tragedie e ]*Epistolario furon conosciuti; e studi particolari sull'arte peli idi iana si ebbero soprattutto in Germania (del Flung, ad esempio, della Scodi, della Huch).
Ho mosso al libro del Ravello i dovuti rilievi, ma non intendo però concludere che esso non abbia valore alcuno. Anzi, è giusto riconoscere che, dettato da una sincera devozione per il martire dello Spielberg, svolto con tono spesso passionale, ma senza fatue esaltazioni, vivace e colorito nella rappresentazione dell'ambiente storico, costituisce indùbbiamente una lettura assai piacevole, che potrà fare del bene segnatamente ai giovani cui in particolare si raccomanda.
MARINO CIBAVEGNA
LUIGI TOMKVCCI, Le cinque giornate di Messina nel '48 Messina, Edizioni Ferrara, 1953, in 8", pp. 208. L. 1.500.
È la VI parte dell'opera La Sicilia e i Borboni , Iniziala nel 1948, e come j volumi precedenti merita di essere ricordato per la precisione del racconto, affidato a ricchezza di dati informativi, editi e inediti, attentamente vagliati.