Rassegna storica del Risorgimento
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1955
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Libri e periodici
Falliti, nell'agosto del '48, ì tentativi di un pacifico accordo tra Napoli e la Sicilia* la minaccia su Messina, che già sopportava il peso di un assedio cruento, assunse una forma impressionante. Il 30 dello stesso mese nel porto di Napoli, olla presenza del Sovrano, tra grida festanti (ufficiali e soldati erano convinti reazionari) s'imbarcava, affidata al tenente generale Filangieri, la spedizione per il riacquisto dei domini borbonici oltre il Faro, composta di oltre 24 mila uomini tra truppa, marinai e ufficiali. Il primo settembre, effettuato lo sbarco a Reggio, vi si unì il grosso dell'esercito dislocato in Calabria. Le forze siciliane che potevano essere opposte alle napoletane eran ben poche: i reparti regolari assommavano in tutto, al massimo, a 2.500 uomini e a circa 4.500 gli irregolari, cioè le squadre; cui si han da aggiungere 500 uomini della formazione della Guardia Nazionale e 500 equipaggi delle scialuppe; un complesso, cioè, di 6.000 unità; però punto preparate per la Bisogna. E a 20 mila si possono calcolare (secondo le testimonianze raccolte dal Tomeucci) i cittadini vogliosi di combattere, ma armati insufficientemente, perchè il governo non aveva provveduto all'acquisto delle armi tempestivamente richieste per la difesa della città. E mentre l'esercito nemico era appoggiato al formidabile complesso di fortezze, con oltre 300 cannoni, che andava dal San Salvatore al Don Blasco, le artiglierìe messinesi avevan poco più di 100 cannoni e "le batterìe non eran stabilite con le regole d'arte né eran adatte alle posizioni. Né alcun appoggio avrebbero recato alle truppe nel caso di uno sbarco sul litorale delle Moselle o più a sud. Ma il peggio era che le persone delegate al comando delle forze nazionali, patriotti provati, si, e uomini di cuore, non avevano affatto conoscenza di tecnica di guerra. Il piano d'attacco del Filangieri, additato dai competenti esteri come un modello di arte militare, si articolava in due distinte fasi. Nella prima, dovevansi eliminare eventuali nuclei di resistenza nella zona destinata allo sbarco e paralizzare la città con il fuoco concentrato e celere di tutti i cannoni della Citta* della e dei mortai collocati nel piano di S. Ranieri; nella seconda, dovevasi collegare la I con la H divisione (compito assai arduo), compiendo con una diversione a destra un mutamento della linea nella direzione sud-nord; sfondare la resistenza avversaria e, movendo da est ad ovest, strìngere in una morsa la città; durante l'avanzata distruggere tutto ciò che rimaneva alle spalle della II divisione e tutto incendiare per evitare sorprese e per terrorizzare la popolazione.
L'inizio delle operazioni non fu favorevole al Filangieri. Non ostante la perìzia delle sue truppe e le misure protettive adottate, lo smantellamento del forte Sicilia subì un ritardo e costò vite umane per il serrato tambureggiamento dei cannoni del Noviziato; e le truppe, che dovevano avanzare attraverso il piano delle Moselle verso il borgo Zuera, furono obbligate a ripiegare dapprima in ordine e lentamente, poi in rapida fuga sotto la pressione nemica, dopo una lotta a corpo a corpo svoltasi con scontri di barbara violenza da ambo le parti.
Il successo, anche se limitato al contrattacco, fece esultare i messinesi, ma non valse certo a fermare i regi nei loro intenti. Di fatto, terminata l'azione, tutti i pezzi delle batterìe napoletane, anche quelli impegnati verso sud, si volsero sulla città, e il bombardamento (come confermano fonti sicure) prese proporzioni spaventose. Cominciò cosi la triste odissea messinese, durata quasi senza posa per ben cinque giorni. Caddero in rovina i palazzi e le case della povera gente, sconquassati dallo bombe e dalle granate o rimasero preda all'incendio e il fuoco si propagò ad interi quartieri, alimentato dallo scirocco che dal Canale batteva da sud-est. Colpiti, arsero il Palazzo del Senato, il Banco nazionale, il Monticello, ove molte famiglie avevan depositato le cose più preziose. Nel pomerìggio del 3 la città presentava un aspetto terrificante. Al tuonar dei cannoni s'univa il rumore dei crolli delle case e a questo il crepitio delle fiamme divoratrici, il gemito del feriti, le urla di disperazione delle donne e del fanciulli. Si comprese allora esser