Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1955
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pagina
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541
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Libri e periodici 541
quella una guerra di esterminio: il nemico non voleva solo la conquista, ma l'estrema rovina della città. Ma le batterie siciliane resistettero fortemente e i combattenti, mentre tutto periva all'intorno, con indomito coraggio ricacciarono il nemico all'estrema sponda donde dovette rifugiarsi nelle barche e nella Cittadella lasciando il suolo coperto di cadaveri.
Per qualche ora venne sospeso il fuoco nella notte dal 3 al 4 settembre per il forte vento di scirocco, accompagnato da pioggia dirotta: ma sul far del 5 il duello delle artiglierie assurse a una violenza senza pari. La situazione di Messina si faceva sempre più grave, dovendo battere la Cittadella con soli 20 cannoni di vario tipo e calibro contro un armamento di 200 bocche da fuoco; per giunta cominciavano a difettare alle batterie le cartucce preparate. Ma non si scoraggiava la eroica popolazione messinese: in quei momenti fatali non ci fu distinzione né di classi ne di sesso né di età: tutti eran decisi di seppellirsi sotto le rovine della Patria piuttosto di cedere al feroce invasore. Purtroppo il contegno dei capi non fu altrettanto esemplare: non seppero disporre convenientemente le difese, non incoraggiare il popolo e mostrarsi tra i primi nei luoghi del maggior pericolo e parte dei comandanti, presi dal panico, se ne stettero accovacciati (cosi attestano documenti attendibili) nelle sale del Commissariato o nei rispettivi quartieri. E meno ancora fu all'altezza della situazione il governo provvisorio: solo la mattina del 5, benché più volte sollecitato, inviò qualche ausilio di munizioni, la somma di 15000 onze e spedi il colonnello La Masa con 200 uomini appena, delle squadre, cioè una ciurma di prezzolati, per lo più avanzo di galere, che portò più confusione che aiuto: risibili soccorsi che delusero e adirarono profondamente i messinesi.
L'alba del 6 il Filangieri, assunti clementi preziosi sulla gittata delle batterie nemiche, sulle opere e sulla combattività dei siciliani, diede inizio al suo piano strategico, facendo perno della manovra la zona a sud della Cittadella: contemporaneamente la flotta si moveva da Reggio su 2 divisioni. Nel campo messinese solo i dirigenti minori e il popolo ebbero la pronta intuizione sul da farsi. La lotta si svolse a corpo a corpo, lotta disperata di casa in casa sino al tramonto, mentre tutti gli edifìci esistenti dalla spiaggia alle colline ardevano impedendo ai difensori la sorpresa alle spalle. Sublime per abnegazione la controffensiva; ma naturalmente frammentaria e slegata, priva di un piano, perchè, abbandonati dai capi, (lo stesso La Masa, che si dichiarava comandante generale dell'armata, non fece che una fantomatica apparizione) nessuno sapeva a chi obbedire, dove con-venire, dove andare, dove approvvigionarsi. In più luoghi le forze napoletane sopraffatte dovettero indietreggiare e quanti da una parte o dall'altra cadevano in mano degli avversari tanti eran fatti a pezzi :. teste e braccia (a detta del La Farina) ornavano le bandiere imbrodolate di sangue . I messinesi alla fine dovettero cedere non al valore de* nemici ma alla loro strategia, non al loro coraggio, ma alle opere formidabili dell'arte: dovettero cedere perchè senza guida, senza direzione, senza ordine, senza rinforzi.
La notte calò su Messina angosciata e delusa, e più crebbero lo sdegno, l'ira, lo scoraggiamento quando si diffuse rapida la notizia che il La Masa aveva abbandonato il campo perchè Palermo aveva preannunziato di voler inviare in soccorso una seconda spedizione. Provvedimento ormai troppo tardivo nel precipitar degli eventi! Ma neanco adesso i pochi combattenti superstiti, benché sfiniti e fortemente depressi per le diserzioni (anche la Guardia Nazionale si era sbandata e di sciolini, per la viltà, per i disinganni rinunziarono alla difesa per la libertà, ancorché vano apparisse ogni tentativo: meglio morire che accettare le disonorevoli condizioni che imponeva l'implacabile nemico 1 E ancora qua e là seppero tener fronte alla pressione dei regi seminando tra quelle file la distruzione. Episodi splendidi di eroismo si svolsero davanti alla Palmare e nel sobborgo Zaera: ivi