Rassegna storica del Risorgimento
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1955
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pagina
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542
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542 Libri e periodici
le troppe napoletane per avanzare dovettero farsi un varco, con perdite enormi, sotto il fuoco della fucileria e della mitraglia, attaccati di fianco e alle spalle.
La mattina dell* 8 settembre i borbonici presero possesso della città. L'atroce bombardamento, che si protrasse oltre il necessario, suscitò le più aspre proteste dei consoli delle nazioni europee e il martirio di Messina, durato ben sette mesi, e la epica resistenza attirarono le simpatie del mondo intero. Come è noto, il re dei Borboni passò olla storia con l'appellativo, ben meritato, di RE BOMBA .
Questi, molto in succinto, i mirabili fatti che il Tomencci ha ricostruiti obiettivamente con ampio sviluppo, desumendoli, come già si è avvertito, da fonti molteplici criticamente confrontate e che abbi ani voluto riferire almeno nelle linee dominanti, non solo perchè sono ben degni di essere richiamati al ricordo e al culto degli Italiani, ma, ancoro, perchè giovano a comprovare quanto fosse nel *48 immatura la politica del governo moderato siciliano. Non manifestò esso nessun senso di previggenza prima della spedizione: non provvide alla unita di comando; non organizzò soccorsi; non comprò armi, benché da ogni parte ricevesse incitamenti calorosi (persino i deputati dell'opposizione, e tra questi Francesco Crispi, reclamavano a gran voce il reclutamento di uomini!), cullandosi, come sempre, nella facile illusione della mediazione franco-inglese. Di quale fosse il vero stato dell'esercito siciliano nell'agosto del '48 si ha sicura notizia, tra l'altro, in ima lettera riservata del Gemelli, che fa parte dell'interessante carteggio inedito del marchese Fardello di Torrearsa, su cui discorse Domenico Novacco nel XXXII congresso di storia del Risorgimento.
E, scoppiata la guerra, non inviò o inviò intempestivamente i richiesti soccorsi, del tutto ignaro della gravità del momento, credendo con la massima leggerezza che i messinesi avrebbero allontanato da soli e ben presto il nemico mentre essi si incamminavano di giorno in giorno verso la morte e bamboleggiandosi alla Camera con gli artifici della rettorica, o emettendo insipienti decreti; quale, per esempio, quello del 5 settembre che dichiarava esenti dalla tassa straordinaria le finestre e gli edifici che proprio in quei giorni crollavano spaventosamente sotto il fuoco delle batterie nemiche!...
Una tale classe dirigente, egoista, calcolatrice, velleitaria, non sapeva certo comprendere il generoso sacrificio del popolo messinese. Cosi tra il popolo e il governo si scavò (dice bene il Tomeucci) un solco profondo: preludio della crisi finale dell'autonomia isolana. MARINO CIHAVEGNA
ALDO SPALLICCI, Alberto Mario i Milano, Gastaldi editore, [1955], in 8, pp. 510. L. 1.500.
L'anfore stesso ha tenuto a precisare il carattere vero del frutto della sua opera tenace ed appassionata quando gli ha negato, in una sommaria premessa, il valore di e saggio di critica storica , insistendo sul concetto di presentazione dell'ambiente del nostro Risorgimento visto accanto all'uomo cui s'intitola il denso volume, nel quale ha preferito far parlare Ini più che fosse possibile , lasciando al lettore la tenue fatica del trarre le conclusioni davanti all'evidenza dei fatti . Tale volata limitazione caratterizza questa biografia, che ha tutto il gusto e il pregio delle memorie e dei saggi polemici dei contemporanei, liberi del peso dei giudizi e delle interpretazioni dei posteri. Lo spirito fervido e generoso di Aldo Spallicci ha preferito, infatti, cogliere e presentarci con calda e immediata vivezza un nomo, un ambiente (un miluogo avrebbe detto l'amico di Alberto Mario, Carducci), un pensiero, come li videro e li sentirono, accettandoli o combattendoli, gli ardenti romantici della democrazia, piuttosto che tentarne una valutazione