Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1955
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pagina
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545
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Libri e periadici 54-5
TppubbtiàQna in Sicilia aveva scritto che nei primi unni di vita unitari a la situazione- della Sicilia era caratterizzata da profondo, generale vero malcontento che abbracciava un po' tutti gli strati della popolazione, ma anche, al tempo stesso, dalla scarsa traduzione politica di questo malcontento (Quaderni cit., p. 352). È questo, ora, ai può dire, il tema principale del lavoro delTAlatri, la pietra di paragone alla quale vengono commisurati i risultati delle ricerche compiute; ne ci pare, come è parso al Romeo (recensione al lavoro dell'Alato, in Nord e Sud, anno U, n. 2, gennaio 1955., p. 123*28) che il porre il problema risorgimentale della Sicilia come problema fondamentalmente sociale equivalga a vedere in esso, erronea* mente, la consapevolezza politica di un contrasto di classi in lotta per definizione: in verità i'Alalri parla di aspirazioni sociali dei ceti popolari, genericamente considerati, e vede sfociare queste aspirazioni nel patriottismo isolano, così come vede entrare questo in crisi quando l'Unità non risolve quelle aspirazioni, o, peggio, sembra condannarle.
Di queste radici del disagio isolano e delle conseguenti preoccupazioni di un rivolgimento sociale c'è (e la sì accenna, qui, schematicamente) una linea rivelatrice che va dall'atteggiamento dell'illuminismo isolano (meno incline, forse, alle astrazioni di quanto non si pensi comunemente, e non a caso attento anche alle teoriche del Rousseau e del Mably) alla traduzione, fatta dal Perez e pubblicata nel 1848, della Storia della Rivoluzione francese del Thiers (segno di particolare interesse, indicato pure dalle discussioni storiografiche suscitate, ad una esperienza fondamentale per le origini della società contemporanea), al concretarsi di uno stato d'animo anti-giacobino, incline all'atmosfera da grande paura nel 1848-1849 e ben più che incline nel 1860, quando le preoccupazioni di un Michele Amari per le leggi agrarie , nell'agosto di quell'anno, muovevano da atti del governo dittatoriale come il decreto da Alcamo del 17 maggio, che aveva dichiarato abolita soprattutto l'imposta sul macinato, come il decreto del 2 giugno sulla distribuzione delle terre dei demani comunali ira i capi di famiglia poveri non possidenti e coloro die si fossero battuti per la patria, come il decreto del 17 giugno per il congedo ai militi che necessità imperiose del raccolto chiamavano a casa JJ> atti che presupponevano la consapevolezza di una pressione del moto contadino e dal fatto del diffondersi della rivolta contadina, in corso nell'estate del 1860. Inizialmente e più spesso si tratta, beninteso, di una preoccupazione che diremo di carattere istintivo: la preoccupazione che il moto rivoluzionario aprisse la via a disordini pericolosi per la proprietà nel fatto ancor prima che nel principio; ma è pure per questa via ebe si matura una coscienza di classe, ed è in tal modo come è stato già osservato e come giustamente torna ad osservare I'Alalri the la resistenza dei proprietari, la loro volontà di difendere le proprie posizioni sociali, evitando lo scatenarsi di un vasto e profondo rivolgimento, confluiva con l'azione politica di Cavour, e si traduceva sul terreno della lotta politica, quale non si spiegherebbe se non s'indagasse sullo sfondo ricco di contrasti sociali (p. 27).
Avvenne, cosi, che la breve primavera garibaldina (anch'essa, d'altronde, non priva d'incertezze) venisse interrotta bruscamente dall'instaurazione del regime luogotenenziale e come, già nel 1848, era stato eliminato subito un Rosario Bagnasco ed un Calvi era stato a lungo osteggiato, cadde ora, dietro il Mordini, un Friscia ed il Calvi si trovò a rinnovare l'esperienza di una decisa ostilità. Chi aveva sperato in un'opera innovatrice della Dittatura, vide, con timore, accanto al Monto-zcmolo, un Consiglio luogotenenziale nel quale primeggiava un La Farina, ormai ben lontano dagli antichi atteggiamenti socialisti e sicuramente disposto a non dimenticare gli scopi della sua precedente venuta nell'isola e i rancori per la espulsione.
II quadro delle forze in lotta ti fece allora più complesso, anche per la naturale formazione di un partito borbonico e per la reazióne ai decreti di censtiazione