Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <546>
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dei feudi ecclesiastici, ina il problema rimaneva legato, nella sua sostanza, alle elassi contadine e ci pare esatto quanto, in proposito, rileva PAI atri: È quindi necessario- rendersi conto che se la molla che spingeva i clericali all'azione politica era nettamente reazionaria, non sempre l'effetto in loco della loro propaganda, che doveva necessariamente far leva sul fenomeno sociale antimoderato, risultava altret­tanto reazionario; spesso, invece, venivano messe in moto dalla sobillazione cleri­cale forze potenzialmente sovversive, che procedevano per proprio conto oltrepas­sando, sia pure confusamente, la visione clerico-corporaliva e caritativa che carat­terizzava le teorie sociali dei clericali. Perciò il ribollimento insurrezionale ébè agita la Sicilia in tutti questi anni, e che ha il suo episodio più clamoroso neT moto del settembre 1866, deriva da una composizione di elementi vari e diversi alla cui formazione contribuisce la propaganda sovversiva sia di destra sia di sinistra, talché spesso è difficile individuare e isolare l'ima dall'altra (p. 146). Non a caso, nell'estate del 1862, discutendosi il progetto Corico sull'enfiteusi dei terreni ecclesiastici, ispirato al principio che la proprietà terriera non è buona per coloro che non hanno i mezzi per coltivarla , onde lo scopo della legge non fu, ne poteva essere mai, quello di dar terreno per basso canone ai nulla tenenti , il deputato clericale D'Ondes, compresa l'impossibilità di impedire l'ap­provazione della legge, ne proponeva (ma anche questo tentativo fu vano) una applicazione più favorevole ai contadini, suggerendo il criterio del sorteggio.
Non ci pare, invece, che si possa consentire con l'Alatri, quando accetta la lesi che i componenti del Comitato provvisorio del settembre del 1866 fossero stati costretti a farne parte, invocando a sostegno la comunicazione che il Console generale di Francia in Sicilia, Mr De Sénevier, fece il 18 settembre al consolato di Messina (non il 21: in tale data il dispaccio venne ritrasmesso da Messina a Parigi); ben altro tono hanno, però, fuori dalle primissime impressioni ed inter­pretazioni, il rapporto del giorno 22, dello stesso De Sénevier, al Ministero degli Esteri francese, e quello del vice-console di Licata, del 14 novembre. Né si deve dimenticare quel che proprio uno dei costretti il Marchese di Torrearsa, il quale-si rifiutò di presiedere la Commissione d'inchiesta avrebbe scritto a ben poco tempo dalla rivolta, il 30 ottobre, al Ricasoli, invitando ad una politica di com-­prensione: la rivoluzione dì Palermo è un fatto che non bisogua ritenere come espressione accidentale e come conseguenza delle mene dei frati e dei reazionari; come non si può dimenticare che un atto di sostanziale difesa furono le lettere di Giovanni Raffaele, autonomista, al De Pretis, né che un altro dei costretti, Giuseppe De Spuches, principe di Galati, si sarebbe trovato nella Giunta paler­mitana del 1868, sostenuta dall'alleanza clerico-regionista. E se non si trattò di costrizione, non poco significativo ci sembra, piuttosto, il fatto che, dinanzi al profilarsi di un successo del- moto rivoluzionario, l'aristocrazia moderata, assente nei primi tre giorni, cercasse d'inserirvisi per avviarlo a quegli indirizzi che meglio rispondevano ai suoi interessi (F. BRANCATA, Origini e carattere della rivolta palermitana del settembre 1866, Palermo, 1953, p. 57).
Se abbiamo indugiato su questo momento delle vicende post unitarie della Sicilia, si è, in effetti, perchè ci sembra che in esso acquisti un qualche rilievo e senso decisivo il problema della classe dirigente isolana nella sua ricerca di una-utile definizione dei rapporti con la classe dirìgente settentrionale. Si potrebbe dire, qui, che mentre nella storia siciliana non c'è una rottura, eoi 1860, ove ci si ponga dal punto di vista del problema delle classi inferiori e della direzione che in esse aveva preso il patriottismo, è possibile, invece, parlare di rottura ove ci si ponga dal punto di vista del problema della classe dirigente. Infatti, che questa trovasse le vie, dopo il 1860, per accelerare il processo di consolidamento del proprio potere economico locale non è dubbio, e basta pensare all'alleanza fra i grandi proprietari terrieri e l'aristocrazia feudale che certamente non mancò di