Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <547>
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giovarsi, con le abili spemi azioni, della legge sull'enfiteusi dei terreni ecclesia­stici, primu, e, poi, della legge del 7 luglio 1866 sullo scioglimento delle corpo* razioni religiose e sull'incameramento dei loro beni. Ma con l'Unità questa classe dirigente venne ad incontrarsi in una netta sproporzione di forze (non avutasi prima, nell'ambito dello Stato borbonico) rispetto alle Forze dominanti del nuovo Stato unitario. E se, nel collimare dell'interesse di evitare rivolgimenti sociali, il governo della Destra, che rappresentava Je classi dirigenti settentrionali, potò riconoscere utile il bloccare il garibaldinismo giovandosi degli esuli di parte moderata ed i proprietari terrieri dell'isola poterono riconoscere utile la celere conversione all'unitarismo monarchico, questi ultimi, però, furono ben tosto in­clini a rialimentare speranze aulonomiste, per mantenere un prestigio politico: anzi, non è da escludere che intendessero sfruttare i pericoli insiti nel disagio isolano, per riacquistare quella funzione polìtica che la rapidità degli eventi del 1860 aveva fatto loro sfuggire, così come è evidente che nella maffia cercarono appunto uno strumento di prestigio locale. L'avvicinamento alla corrente cleri cale, che ebbe la sua punta massima nella vittoria dell'alleanza rlcrico-regionisia nelle elezioni del 1868 per la Giunta palermitana, può essere considerato ancora come un segno di questa aspirazione delle classi dirigenti isolane a non essere dominate interamente dalle classi settentrionali.
Senza contare la complessità, di carattere più spiccatamente politico, deter­minata dalle correnti mazziniane, clericali, borboniche, il travaglio post-unitario della Sicilia deve essere riguardato soprattutto sotto questo duplice aspetto: del problema delle classi inferiori e del problema delle classi dirigenti che non può essere considerato semplicemente come l'altra faccia del primo.
La ricerca dell'Alain, che per la qualità delle fonti impiegate vede il primo problema prevalentemente negli aspetti in cui esso si manifesta attraverso attività cospiratorie piuttosto che nel determinarsi di ideali e nel maturarsi di una consapevolezza politica, porta un contributo notevole per l'identificazione della politica della Destra in Sicilia e quindi per la chiarificazione del rapporto fra le due classi dirigenti. Giustificata anche in questo senso ci appare, pertanto, l'attenzione dedicata dall'Alain all'azione del Medici e perdonabile l'atteggia­mento moralistico che rischia di affacciarsi nei giudizi conclusivi sull'Albanese e sul Medici. In particolare, però, per quanto concerne il Medici, quella che può essere ritenuta benevolenza moralistica, oltre ad essere limitata alle pochis­sime righe nelle quali ai dà un profilo riassuntivo dell'opera del generale, è pur segno di libertà da pregiudizi di parte ed in qualche modo scaturisce da un'analisi che, se ha messo in luce quanto di fondato potesse essere nelle accuse lanciate dal Tajani nelle discussioni parlamentari del 187S sui provvedimenti eccezionali, ha anche messo in luce il più deciso tentativo di avviare una politica di lavori pubblici per migliorare le condizioni materiali dell'isola.
Risultato di quest'ampia analisi complessiva è quel giudizio conclusivo del volume che conferma quanto si è detto sulla posizione delle classi dirigenti isolane e che giova riportare integralmente: In Sicilia, al contrario che in altre parti d'Italia socialmente ed economicamente più progredite, la politica repressiva non interessa soltanto quel popolo che è l'obiettivo finale di una sì cruda per quanto coerente operazione, ma coinvolge anche tutta la gamma delle categorie sociali che, dal proletariato agricolo e dalla plebe famelica delle città includono, attra­verso la piccola borghesia dei miseri proprietari di campagna e degli artigiani, parte della prima borghesia dei traffici e delle intraprese industriali, fino a com­prendere perfino settori della classe più elevata della società isolana, ì grandi proprietari terrieri che forniscono quadri alla classe dirigente nazionale, ma offrono anche elementi all'opposizione e spesso comunque manifestano in varie forme