Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1955
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pagina
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549
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Libri
ri e periodici 549
ALBERTO AGAZZI, Enrico Tozzoli ed il Clero cattolico del Lombardo Veneto; Bergamo, W54, in 8, pp. 2547. S. p. (Estratto da Ber gomititi, n. 1, 1954).
Con particolare riferimento alle Memorie del Tazzoli al Culoz (ottobre-novembre 1852) sui Preti lombardi e veneti, e sulle lagnanze del popolo verso il governo, l'Agazzi cerca di individuare la portata dell'azione del clero mantovano nel Risorgimento, soprattutto in occasione della congiura di Belfiore.
Ma per la conoscenza dell'orientamento spirituale e degli studi del clero mantovano anche per gli anni precedenti, è interessante poi, specie per la pubblicazione in appendice al saggio di tre lettere inedite del Tazzoli (traile dalla Biblioteca comunale di Palermo), la ricostruzione delia vicenda che vide protagonisti don Tazzoli, don Pezza-Rossa ed il card. A. Mai della Congregazione dell'Indice.
A favore dell'amico don Pezza-Rossa, che nelle sue opere filosofiche (Lo spi* rito della filosofia italiana, 1842; Saggi di filosofia cristiana, 1845) aveva assunto posizioni non completamente ortodosse e come tali esaminate dalla Congregazione dell'Indice, scrisse alcune lettere il Tazzoli (indirizzate al segretario del card. A. Mai, don Pietro Matranga) con estrema schiettezza ed onestà; come quando scrive ad esempio: ... e sta bene altresì che le aggiunga che la franchezza con la quale narrerò cose che non tornano a molto onore di chi governa attualmente la nostra diocesi è ispirata dal sentimento del dovere che mi vieta di alterare minimamente i fatti ... (p. 42). RENATO GIUSTI
GIUSEPPE GARIBALDI, Lettere e Proclami, a cura di Renato Zangheri; Milano, Universale Economica, 1954, in 16, pp. XVHI-130. L. 150. (Serie storica e filosofia voi. UVUO.
La scelta operata da Renato Zangheri, che pubblicando lettere, ordini del giorno ecc di Garibaldi, con scrupolo filologico, ha indicato anche una linea di interpretazione dell'azione di Garibaldi, risponde alle esigenze che da qualche tempo si fanno sentire maggiormente, per una valutazione completa e unitaria della vita e dell'attività del generale prima e dopo l'unità.
È proprio dalle lettere e dai proclami, scritti spesso nel momento della lolla, che scaturisce il carattere popolare e nazionale di Garibaldi, assertore della guerra di popolo e interprete insieme delle aspirazioni all'emancipazione delle plebi oppresse. (E la guerra di popolo, ben diversamente da quella regìa, trova in Garibaldi un tattico di grande intuito ed un prudente e audace generale).
Acquistano perciò un particolare significato tra le lettere riprodotte dallo Zangheri, quelle dirette ai democratici, italiani e stranieri, ed alle Società operaie, di moltissime delle quali Garibaldi era presidente onorario (cfr. ad esempio, la Società di Mutuo soccorso di CasaTmaggiore e Casatico, maggio 18621.
Ma l'amore per l'Italia e la devozione al paese, che gli fanno impostare il problema della guerra di liberazione nazionale, non si esprimono in termini strettamente nazionali; costituiscono ad un tempo il rinvio ad una forma di solidarietà democratica internazionale per la quale i patrioti di tutti i paesi, che 1 oliano per la libertà e l'indipendenza, guardano a Garibaldi quasi nume tutelare della loro attività di combattenti. Proprio questa generosità di combattente nella fratellanza universale provoca la nascita del mito di Garibaldi, difensore degli oppressi, suscitatore di energie per la guerra ed insieme apostolo di pace; ed in questo senso la compagna di Francia e i combattimenti di Pigione sono ricordati sovente