Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <551>
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Libri e periodici 551
e della bibliografia relativa; sì da aprire una strada nuova per intendere uomo e ambiente, o almeno da riuscire una messa a punto delle conclusioni raggiunte nelle indagini precedenti.
Invece, dati nuovi di un certo interesse il saggio non apporta; la (onte prin­cipale sono i Discorsi parlamentari dello Z. (pubblicati per deliberazione della Camera, Roma 1905) più qualche documento isolato di minor rilievo. Nell4rrer-tenza lo stesso 0. informa di aver rinunciato a ricerche d'archivio; ed adduce a giustificazione di questa rinuncia considerazioni metodologiche (pp. 5-6) che lasciano più che perplesso chi ha coscienza della (unzione reale della filologia, necessaria pure a chi studia il pensiero di un uomo politico secondo i criteri di quel! astratta storia delle dottrine contro cui si sono mosse tante critiche in tempi recenti.
Nonostante questi limiti, it saggio potrebbe presentare ancora un certo inte­resse, se vi si tenesse conto di quanto è stato pubblicato in merito all'oggetto negli ultimi 50-60 anni. Invece (e questo difetto è capitale nella parte prima. che è di intenti propriamente storiografici) la bibliografìa storica si riduce a poche voci, non tutte recentissime, e di valore disparato (Croce, Storia d'Europa: Oriani, Lotta politicai Volpe, L'Italia in cammino; Albert ini. Venti anni di vita italiana; Giolitti, Discorsi extrap. e Memorie; Temolo, Chiesa e Stato; Salvatorelli. La Triplice Alleanza; più altri libri ritati in riferimento a questioni marginali o anche estranee al tema) e utilizzate in modo acritico. Non si tien conto del mutare degl'indirizzi storiografici negli ultimi 60 anni dai quali non si può prescindere, ove si pensi che la mutazione ebbe ripercussione ragguardevolissima proprio sugli studi dedicati al Risorgimento e al post-Risorgimento : gli autori citati non sono collocati nelle loro dimensioni storiche, non sono ricondotti alla ideologia da cui mossero per interpretare il passato, sicché giudizi nati in clóni culturali e politico-sociali diversi sono astoricamente posti sullo stesso piano. Si tace poi di quasi tutta la produzione dell'ultimo decennio, abbondante proprio sulla seconda metà dell'Ottocento italiano; con essa, si trascura la nuova proble­matica ivi affacciata.
Analoga trascuranza del metodo critico si nota là dove l'O. riferisce sui contrasti di opinioni esistenti nel paese, al tempo dello Z., in merito a determinati problemi politici e sociali. Per esempio, a pp. 150-152, non sempre si indica la paternità dei diversi modi di valutare il problema dello sciopero nel 1901-1903. Altrove (p. 14) si parla di Italiani come se costituissero un'unità indifferen­ziata, còme se tra le classi sociali, tra i gruppi di diversa formazione ideologica, tra le regioni infine della penisola non vi fossero profonde, differenze di condi­zioni e di interessi, e quindi profonde divergenze nel pensare e uell'agire. Questo metodo può essere tollerabile nella pubblicistica, ove si fa questione ire primis di utilità; non lo è nella storiografia.
Manca ancora, nei primi due capitoli, il senso della biografia: vi è il racconto delle vicende esterne del personaggio, dei suoi atti visti dal di fuori; raramente si coglie qualche accenno ad una penetrazione e ricostruzione dal di dentro della personalità dello statista bresciano. La cui figura esce da queste pagine affatto sbiadita ed evanescente.
Il medesimo metodo esteriore si nota nella narrazione della vita del giovane regno d'Italia. I fatti sono bene spesso giustapposti, si che la narrazione procedo slegata e frammentaria. Il libro, insomma, appare come una conversazione con­tinuata * in cui si riferisce su vari aspetti dell'attività e del pensiero dello Z., con frequenti excursus sulla storia d'Italia di allora e di oggi, in tono divulgativo e con intento moralistico, e quindi con tutti 1 limiti die un'opera di questo genere comporta. Tra le altre COBC reca non poco disturbo il continuo riferimento a fatti